venerdì 30 novembre 2007
Questione di stile
Nel mio esordio in questo blog riconosco di esser stato cattivello con la destra. Non si tratta di un pegno pagato ad una presunta natura "sinistrorsa" di questo spazio, quanto dell'espressione di un malessere autentico. I valori e gli ideali non sono in discussione. Non trovo tuttavia un tabù scrivere e dialogare con persone di sinistra, ragionarci insieme e trovare dei punti di accordo. Quello che vorrei facesse pure Alleanza Nazionale. Come si suol dire, è questione di strategia politica. Leggendo il Secolo di oggi, però, mi sono sentito un po' meno solo nella colpa. A destra c'è qualche altro traditore che addirittura osanna Guccini. E non stiamo parlando del riconoscimento della genialità di alcune canzoni tipo "Quattro stracci", " L'isola non trovata" o "Autogrill", di scarso contenuto politico, ma addirittura dell'elogio di "Eskimo", in quanto esplicativa dell'atmosfera che si respirava nella generazione delle lotte studentesche. Ho avviato dunque una riflessione interiore e, con Gaber, mi sono messo in crisi: che cos'è la destra? cos'è la sinistra? Pensando pensando ho capito che il bagno non è più là dove lo si sarebbe cercato, ossia in fondo a destra. Nel percorso verso la verità anch'io ho avuto la mia folgorazione sulla via di Damasco: era bianca, era imponente e bloccava il cammino. Era lo sciopero dei taxi. Senza scendere nel merito della protesta, mi sono interessato delle modalità in cui si svolgeva la negoziazione. I tassisti -destra scioperante- si contrapponevano a Veltroni -sinistra autoritaria- bloccando l'intero centro storico di Roma. Ma come? Lo sciopero non è di sinistra? L'ordine e l'autorità non sono di destra? No, non più. E dopo l'era della concertazione si intendeva introdurre l'era della legalità: prima si torna a lavorare e poi si contratta. Ora non serve un genio per trovare il trait d'union. Con chi? Con la Francia di Sarkozy, naturalmente. Stessa metodologia, stesse conclusioni. Pochi giorni fa lo sciopero del settore pubblico veniva gestito nello stesso modo dal Presidente Francese, in un modo che si pone a metà strada tra la concertazione prodiana e la gestione thatcheriana delle proteste contro la poll tax. Se così Dio è morto e Marx è morto, potrei dire, parafrasando Allen, che neppure Veltroni si sente troppo bene. Non mi equivocate: fisicamente sta una favola. Tuttavia è indubitabile che la sua ideologia sta sterzando un po' a destra. Magari sbaglio. Sarà la posizione assunta sul Decreto sicurezza, sarà la leadership carismatica. O sarà che il bipolarismo ha segnato il suo tempo ed è giunto il momento di trovare nuove soluzioni. An è sulla buona strada, molto più che Berlusconi. E se il Secolo recava, oltre alla celebrazione di Guccini, il processo di canonizzazione di Goffredo Bettini, il beneficio del dubbio me lo potete pure dare
giovedì 29 novembre 2007
Masochismo e palle di velluto
Se la giornata politica a sinistra è stata intensissima, con le discussioni sul pacchetto welfare e la (s)fiducia al governo, la notte, invece che portare consiglio, ha regalato alla destra quell'apoteosi del masochismo che Von Sacher-Masoch, padre del genere, riuscì forse a sfiorare soltanto nelle sue opere migliori. Divertente. Boccaccesca. Raccapricciante.
I prodromi si si coglievano dalle agenzie nel pomeriggio: Berlusconi dopo la cena di Arcore reinventava il Pdl, Fini si beava di aver picchiato come un fabbro a Matrix, Casini si astraeva nella Visio Veltronis. Il trivio. Per fortuna il palinsesto prevedeva le dichiarazioni di voto alla Camera che hanno consentito al sottoscritto di assumere quell'efficacissimo prozac chiamato "mal comune mezzo gaudio". Si profilava poi ricca serata pantofolaia: Gad Lerner e Mentana. L'infedele inizia liscio come l'olio. Sembra un dialogo serioso nel merito. Cose trite e ritrite sui meccanismi elettorali e l'incomprensibile panegirico di An ad maiorem gloriam del referendum. Se anche Sartori sul Corriere consigliava ieri a Fini di lasciar perdere, qualche motivo ci sarà. Ma ancora non è nulla. La Russa comincia a beccarsi con Michaela Biancofiore di Fi. Si vede che non è serata per il capogruppo di An a Montecitorio. Perde le staffe e comincia a fare la lista dei senatori della sinistra che dovevano essere oggetto della transumanza berlusconiana. "Invece l'unico deputato che ha cambiato partito è stato la Santanchè". Passa qualche minuto. Quando alla battuta di Lerner "faccio il cattivo" Ignazio risponde con un lascivo "Sì... fai il cattivo" comincio a sentire i brividi lungo la schiena. Domanda sulla Santanchè: il Secolo denuncia la sua entrata nella società concessionaria di pubblicità per Libero. Ignazio sembra non accusare il colpo e dice di non averne saputo nulla, lanciando più di una frecciatina sul condizionamento che la deputata avrà sul giornale. Tutto tace finchè telefona la Santanchè. Il disastro: un litigio in cui La Russa viene accusato di avere le "palle di velluto" e di essere stato a conoscenza di ogni dettaglio. La Russa nega e rinfaccia di essere stato l'unico a sponsorizzare la portavoce de La Destra in An dato che tutti la ritenevano inaffidabile. Cominciano sottili allusioni sui legami non economici della deputata con Libero e si profila perfino l'ipotesi che la Garnero porti soldi perfino a l'Unità. La scena è gustosa, ma c'è Fini sul 5 e bisogna assistere. Interessante la prima parte: tiro a freccette contro il Cavaliere. Scaltra la seconda: un tentativo di riappropriarsi dei temi di destra. Peccato per la strategia del referendum. Ma una frase del Presidentissimo mi chiarisce finalmente ogni cosa: "Quando faccio una scelta che mi accorgo essere sbagliata, vado avanti ugualmente per quella strada perchè penso che la coerenza sia un valore". Così sì che si va lontano. E vado a letto sereno.
I prodromi si si coglievano dalle agenzie nel pomeriggio: Berlusconi dopo la cena di Arcore reinventava il Pdl, Fini si beava di aver picchiato come un fabbro a Matrix, Casini si astraeva nella Visio Veltronis. Il trivio. Per fortuna il palinsesto prevedeva le dichiarazioni di voto alla Camera che hanno consentito al sottoscritto di assumere quell'efficacissimo prozac chiamato "mal comune mezzo gaudio". Si profilava poi ricca serata pantofolaia: Gad Lerner e Mentana. L'infedele inizia liscio come l'olio. Sembra un dialogo serioso nel merito. Cose trite e ritrite sui meccanismi elettorali e l'incomprensibile panegirico di An ad maiorem gloriam del referendum. Se anche Sartori sul Corriere consigliava ieri a Fini di lasciar perdere, qualche motivo ci sarà. Ma ancora non è nulla. La Russa comincia a beccarsi con Michaela Biancofiore di Fi. Si vede che non è serata per il capogruppo di An a Montecitorio. Perde le staffe e comincia a fare la lista dei senatori della sinistra che dovevano essere oggetto della transumanza berlusconiana. "Invece l'unico deputato che ha cambiato partito è stato la Santanchè". Passa qualche minuto. Quando alla battuta di Lerner "faccio il cattivo" Ignazio risponde con un lascivo "Sì... fai il cattivo" comincio a sentire i brividi lungo la schiena. Domanda sulla Santanchè: il Secolo denuncia la sua entrata nella società concessionaria di pubblicità per Libero. Ignazio sembra non accusare il colpo e dice di non averne saputo nulla, lanciando più di una frecciatina sul condizionamento che la deputata avrà sul giornale. Tutto tace finchè telefona la Santanchè. Il disastro: un litigio in cui La Russa viene accusato di avere le "palle di velluto" e di essere stato a conoscenza di ogni dettaglio. La Russa nega e rinfaccia di essere stato l'unico a sponsorizzare la portavoce de La Destra in An dato che tutti la ritenevano inaffidabile. Cominciano sottili allusioni sui legami non economici della deputata con Libero e si profila perfino l'ipotesi che la Garnero porti soldi perfino a l'Unità. La scena è gustosa, ma c'è Fini sul 5 e bisogna assistere. Interessante la prima parte: tiro a freccette contro il Cavaliere. Scaltra la seconda: un tentativo di riappropriarsi dei temi di destra. Peccato per la strategia del referendum. Ma una frase del Presidentissimo mi chiarisce finalmente ogni cosa: "Quando faccio una scelta che mi accorgo essere sbagliata, vado avanti ugualmente per quella strada perchè penso che la coerenza sia un valore". Così sì che si va lontano. E vado a letto sereno.
mercoledì 28 novembre 2007
Qualcosa di destra
Ve lo devo confessare: guardando la puntata di Ballarò di ieri sera, mi veniva naturale per disperazione stare a certi tratti (a certi tratti, badate bene) dalla parte di Diliberto. E' mai possibile - mi chiedo - che si continui a ripetere ossessivamente, almeno da parte dell'opposizione, che in questo Paese l'unico problema è la tassazione elevata e l'instabilità di Governo? Io non amo Prodi e non sono un patito delle tasse. Tuttavia credo che il problema in Italia si chiami in un modo solo: assenza di responsabilità. Se ognuno pagasse le tasse, se ciascuno evitasse di giustificarsi continuamente per i propri peccatucci piangendosi addosso, se un comandante dei vigili urbani che utilizza un permesso per disabili accettasse la sanzione che gli viene comminata invece di far ricorso, l'Italia sarebbe più equa, più vivibile e, forse, più ricca. La solita ruffianeria verso l'idolo Sarkozy? Sì ma non solo. Al di là della tirata moralista, che facilmente potrebbe cadere nella demagogia, c'è anche una constatazione. Nonostante ogni tanto Gianfranco Fini faccia qualche incursione sul tema, è evidente che nessuna proposta realmente innovativa dà seguito alle sue parole gridate dal solito pulpito. Perchè? Forse bisognerebbe riconoscere che per troppi anni la destra italiana è rimasta appiattita su un'ideologia di tipo liberal-liberista mutuata da Berlusconi, mentre il male era identificato facilmente ed esclusivamente nel "nemico oggettivo" comunista. Ciò che è riuscito a sopravvivere dalla mattanza nei porti franchi della destra identitaria e nelle sezioni storiche è qualcosa che assomiglia di più ad una serie confusa di riti nostalgici piuttosto che a qualcosa che faccia da testa di ponte verso le altre destre moderne europee. Se An riuscisse a trasformarsi in un partito che andasse a colmare lo spazio nazional-conservatore (e nessuno se la prenda per quel "nazional") forse riuscirebbe a divenire un soggetto serio ma con un bacino elettorale definito e non conflittuale con quello del Pdl. Riuscirebbe, in definitiva, a non venire spazzata via. Ho sentito dati inquietanti: Alleanza Nazionale sarebbe scesa al 9%. Non riesco a stupirmi di queste cifre e secondo me sono ancora passibili di pesanti cali. La via è quella di comprendere che una risposta al vuoto populismo plasticheggiante di Berlusconi c'è ma che non può avere come presupposto il solito "armatevi e partite".
martedì 27 novembre 2007
Capitani coraggiosi
Molti giornali e riviste patinate sono soliti fare una sorta di "pagella", mostrare chi è in ascesa o in discesa in un determinato momento politico o segnalare un personaggio del giorno. Anche se non amo questo genere di classifiche dato che spesso sono proprio le eminenze grigie le vere entità detentrici del potere, se dovessi segnalare uno dei protagonisti dell'attuale fase storica di An, indicherei certamente Italo Bocchino. Mentre Adolfo Urso sta calando precipitosamente, dopo le sue avventate aperture a Berlusconi (ma penso che non sarà una lunga caduta dati i legami instaurati col Presidentissimo tramite la Fondazione Farefuturo), Bocchino è un capitano coraggioso che, sorpassando sulla destra i colonnelli, cerca di ritagliarsi il ruolo di attendente di Gianfranco Fini. Che l'uomo sia dotato di una certa audacia è intuibile - al di fuori di ogni ipocrisia - dal fatto che sia riuscito a sopravvivere per ben 40 anni senza cambiare il cognome che si ritrova. Ma una certa sicurezza di sè l'esponente di An la deve aver dimostrata anche con il gentil sesso dato che parte della sua fortuna e notorietà la deve certamente alla moglie Gabriella Buontempo, figlia del cavalier Eugenio, noto e ricchissimo imprenditore napoletano. La signora Buontempo possiede inoltre lei stessa una società, la Goodtime Enterprise. Tanto per capirci è quella che ha venduto alla Rai la serie "La stagione dei delitti" che anch'io, analfabeta del tubo catodico, ho sentito nominare. Si dice anche che Bocchino debba la sua attuale fortuna pure ad un'altra donna, anch'ella campana ed esponente "alta" di Forza Italia; ma sulla vita privata preferiamo non speculare.
L'on. campano, tuttavia, non nasce dal nulla: è giornalista professionista, editore de l'Indipendente, deputato dal 1996 e candidato nel 2005 alla presidenza della Regione Campania per l'attuale ectoplasma. Capogruppo in Commissione Affari costituzionali, maneggia le materie che sono il cavallo di battaglia di An: sicurezza, immigrazione e riforme. Certo è uno dei più attivi personaggi del Partito. Segnalo una sua iniziativa editoriale recente e veramente ben fatta: Con (che sta per conservatori). La grandezza del personaggio, a mio modo di vedere, sta nel riuscire ad essere uomo d'iniziativa senza però porsi in concorrenza con il Presidentissimo, nel saper ben manovrare (in un modo non sempre chiarissimo) sia in ambito politico che economico e nell'essere dotato di energia e gioventù. La lezione di Pinuccio Tatarella, che rivendica orgogliosamente come suo maestro, trova effettivamente un seguito. Non per niente ieri Bocchino era tra i due che accompagnavano Fini all'incontro con Veltroni. Forse lui sa che la legge elettorale così com'è per An proprio non va. Ma scontentare il Presidente è uno sport che in An è meglio non praticare se si difetta di paracadute. Urso docet.
L'on. campano, tuttavia, non nasce dal nulla: è giornalista professionista, editore de l'Indipendente, deputato dal 1996 e candidato nel 2005 alla presidenza della Regione Campania per l'attuale ectoplasma. Capogruppo in Commissione Affari costituzionali, maneggia le materie che sono il cavallo di battaglia di An: sicurezza, immigrazione e riforme. Certo è uno dei più attivi personaggi del Partito. Segnalo una sua iniziativa editoriale recente e veramente ben fatta: Con (che sta per conservatori). La grandezza del personaggio, a mio modo di vedere, sta nel riuscire ad essere uomo d'iniziativa senza però porsi in concorrenza con il Presidentissimo, nel saper ben manovrare (in un modo non sempre chiarissimo) sia in ambito politico che economico e nell'essere dotato di energia e gioventù. La lezione di Pinuccio Tatarella, che rivendica orgogliosamente come suo maestro, trova effettivamente un seguito. Non per niente ieri Bocchino era tra i due che accompagnavano Fini all'incontro con Veltroni. Forse lui sa che la legge elettorale così com'è per An proprio non va. Ma scontentare il Presidente è uno sport che in An è meglio non praticare se si difetta di paracadute. Urso docet.
lunedì 26 novembre 2007
A beautiful mind
Scusate ma qualcuno me lo deve spiegare. Nella ridda di voci politiche che si rincorrono incessanti, negli strilli concitati delle tifoserie che in questi giorni si stanno impegnando sulle televisioni e sui giornali, le uniche parole che sembrano avere un significato, dato che vengono ripetute con una certa costanza, sono “proporzionale” e “maggioritario”. Io non sono un matematico, né un esperto di scienze statistiche, né un sondaggista, ma qualcosa sui sistemi elettorali lo so. Allora perché mi sembra che i discorsi che fanno i nostri politici non abbiano senso?
Seguite il filo del discorso, in modo da correggermi e farmi capire. Innanzitutto parlare di “maggioritario” e “proporzionale” ha tanta ragionevolezza quanto cercare di spiegare la pittura illustrando solo che cos’è il bianco ed il nero. Esistono talmente tante varianti! Si dice che un sistema proporzionale acuirebbe il frazionamento partitico, ma la stessa riforma che si vorrebbe introdurre col referendum non va a trasformare il sistema elettorale in maggioritario quanto a modificare il criterio di attribuzione del premio di maggioranza. In questo senso assomiglia alla legge Acerbo del periodo fascista che era proporzionale e che tuttavia rese possibile la dittatura.
Il problema di questi giorni non è quindi quello di stabilire se affidarsi al maggioritario o rigettarsi nelle braccia del proporzionale, quanto quello di stabilire che tipo di proporzionale si vuole. Si fronteggiano due scuole di pensiero: i due partiti maggiori ambirebbero ad un proporzionale in cui si potessero decidere le alleanze dopo le elezioni, con una soglia di sbarramento tale da far fuori i piccoli partiti. E fin qui ci arrivo: il maggioritario porterebbe nelle realtà locali a dei patti di desistenza e renderebbe comunque impossibile la libertà di movimento all'indomani del momento elettorale. Ciò che non comprendo, tuttavia, è la ragione che spingerebbe questi grandi partiti a respingere la riforma proposta dal referendum. Ma ponendo pure il caso che l’impossibilità di duplicare i nomi in lista in diverse circoscrizioni e la volontà di forgiare sistemi elettorali ad immagine e somiglianza dei due nuovi macropartiti sia ragione sufficiente per aborrire il voto, non riesco a immaginare le ragioni che porta Alleanza Nazionale a sostenerlo. Parteggiare per un sistema che da la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento alla lista di maggioranza relativa potrebbe essere saggio per le due formazioni al 30%, ma non per quella al 14%. I casi sono due: o Fini crede di riuscire a pareggiare i voti del Cavaliere o spera che il nuovo Pdl sia tanto debole rispetto al Pd da ricondurre Berlusconi a più miti pensieri e da farlo tornare all’ovile. A dire il vero ce ne sono pure un paio di scorta, di casi: che Fini non conosca appieno le conseguenze delle sue azioni (che in preda allo sconforto abbia voluto replicare l’esperienza giamaicana?) o che io non sia tanto machiavellico da penetrare la sua beautiful mind. Nel qual caso, ve ne prego, qualcuno abbia la compiacenza di spiegare pure a me!
Seguite il filo del discorso, in modo da correggermi e farmi capire. Innanzitutto parlare di “maggioritario” e “proporzionale” ha tanta ragionevolezza quanto cercare di spiegare la pittura illustrando solo che cos’è il bianco ed il nero. Esistono talmente tante varianti! Si dice che un sistema proporzionale acuirebbe il frazionamento partitico, ma la stessa riforma che si vorrebbe introdurre col referendum non va a trasformare il sistema elettorale in maggioritario quanto a modificare il criterio di attribuzione del premio di maggioranza. In questo senso assomiglia alla legge Acerbo del periodo fascista che era proporzionale e che tuttavia rese possibile la dittatura.
Il problema di questi giorni non è quindi quello di stabilire se affidarsi al maggioritario o rigettarsi nelle braccia del proporzionale, quanto quello di stabilire che tipo di proporzionale si vuole. Si fronteggiano due scuole di pensiero: i due partiti maggiori ambirebbero ad un proporzionale in cui si potessero decidere le alleanze dopo le elezioni, con una soglia di sbarramento tale da far fuori i piccoli partiti. E fin qui ci arrivo: il maggioritario porterebbe nelle realtà locali a dei patti di desistenza e renderebbe comunque impossibile la libertà di movimento all'indomani del momento elettorale. Ciò che non comprendo, tuttavia, è la ragione che spingerebbe questi grandi partiti a respingere la riforma proposta dal referendum. Ma ponendo pure il caso che l’impossibilità di duplicare i nomi in lista in diverse circoscrizioni e la volontà di forgiare sistemi elettorali ad immagine e somiglianza dei due nuovi macropartiti sia ragione sufficiente per aborrire il voto, non riesco a immaginare le ragioni che porta Alleanza Nazionale a sostenerlo. Parteggiare per un sistema che da la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento alla lista di maggioranza relativa potrebbe essere saggio per le due formazioni al 30%, ma non per quella al 14%. I casi sono due: o Fini crede di riuscire a pareggiare i voti del Cavaliere o spera che il nuovo Pdl sia tanto debole rispetto al Pd da ricondurre Berlusconi a più miti pensieri e da farlo tornare all’ovile. A dire il vero ce ne sono pure un paio di scorta, di casi: che Fini non conosca appieno le conseguenze delle sue azioni (che in preda allo sconforto abbia voluto replicare l’esperienza giamaicana?) o che io non sia tanto machiavellico da penetrare la sua beautiful mind. Nel qual caso, ve ne prego, qualcuno abbia la compiacenza di spiegare pure a me!
domenica 25 novembre 2007
Le streghe son tornate
Quando si finirà con le rivendicazioni? Quand'è che si potrà dire che la donna finalmente è uguale all'uomo? Quando saranno al 50% dappertutto? E' davvero questo l'obiettivo? Allora perchè ieri nessuno ha condannato il fatto che nella guardia d'onore montante al Quirinale le donne fossero il 100%? Io credo che la parità sia un valore. Ma come sempre si equivoca: la parità deve essere nelle condizioni di partenza e nelle regole, non nel risultato. Perchè credo che ci siano lavori dove naturalmente le donne eccellano. Ma vale anche il contrario. Con eccezioni naturalmente. Se si parla di violenza, poi, sono naturalmente d'accordo con le femministe in ogni caso. Mi lascia perplesso tuttavia includervi anche la violenza psicologica. Il 90% delle donne ritiene di esservi stato sottoposto. Provate ad andare a chiedere ai mariti se anche loro ritengono di far parte delle vittime di questo tipo di pressioni... E' evidente che nel matrimonio o nel rapporto di coppia (anche gay) ci siano momenti in cui si cerca psicologicamente di forzare la mano. E come sempre farsi scudo di una debolezza è il modo preferito di chi vuole autolegittimarsi a passare a fare violenza.
Per dirla fuori dai denti: un corteo contro la violenza sulle donne le cui componenti caccia no indiscriminatamente gli uomini che vorrebbero entrarvi è come un corteo contro la mafia che cacci ogni siciliano che vorrebbe manifestare. Una vera e propria idiozia. Così come condannare il decreto sicurezza perchè non è utile alle violenze domestiche. La verità è che nessuna norma porterà alla parità tra uomo e donna. E' solo questione di cultura e di mentalità. Ed è bene che il movimento femminista, che poteva aver senso negli anni settanta e già allora eccedeva, si metta in testa che non si cambia nulla rivendicando una presunta superiorità femminile, ma sia molto più utile formare ed informare la società senza creare ulteriori conflitti e fratture. Anzi il modo migliore per forgiare una società nuova è fare figli ed educarli. E se anche qualcuno mi darà del vecchio, nessuno mi leverà mai dalla testa che non ho visto donna più donna di una madre che porta in braccio suo figlio.
Per dirla fuori dai denti: un corteo contro la violenza sulle donne le cui componenti caccia no indiscriminatamente gli uomini che vorrebbero entrarvi è come un corteo contro la mafia che cacci ogni siciliano che vorrebbe manifestare. Una vera e propria idiozia. Così come condannare il decreto sicurezza perchè non è utile alle violenze domestiche. La verità è che nessuna norma porterà alla parità tra uomo e donna. E' solo questione di cultura e di mentalità. Ed è bene che il movimento femminista, che poteva aver senso negli anni settanta e già allora eccedeva, si metta in testa che non si cambia nulla rivendicando una presunta superiorità femminile, ma sia molto più utile formare ed informare la società senza creare ulteriori conflitti e fratture. Anzi il modo migliore per forgiare una società nuova è fare figli ed educarli. E se anche qualcuno mi darà del vecchio, nessuno mi leverà mai dalla testa che non ho visto donna più donna di una madre che porta in braccio suo figlio.
venerdì 23 novembre 2007
Nella sfera di cristallo
Stasera voglio dilettarmi in una predizione. E se fosse che domani un giornale aprirà con il coinvolgimento della Forleo nella fuga di notizie sulle intercettazioni ai dirigenti Rai-Mediaset? Beh, sarebbe abbastanza facile, dato che l’inchiesta Hdc coinvolge anche Fiorani. E indovinate di chi si è occupata la Forleo nei mesi scorsi? Proprio di Fiorani. Un imputato cui si è dedicata con passione ed approfonditamente. Può mai essergli sfuggito che era coinvolto anche in un’indagine sull’Hdc? Ininfluente sul crack della Popolare di Lodi? Forse. Ma ecco un’altra strana coincidenza: i giornalisti di Repubblica che rivelarono il contenuto delle intercettazioni delle telefonate tra D’Alema, La Torre, Fassino e Consorte sul caso Unipol sono gli stessi che hanno rigettato in campo la questione del conflitto d’interessi. Emilio Randacio e Walter Galbiati. Ma chi lo sa, può essere pure che abbondino le talpe nel tribunale Milano. Mettiamo però solo per un attimo che sia veramente la Forleo ad aver aperto il vaso di Pandora… Che avreste fatto al posto suo per cautelarvi? Beh, forse avreste chiamato l’avvocato, prima. Andate un po’ a vedere chi è il suo avvocato… Giulia Bongiorno. Come dite? La stessa di Fini? Un deputato di An? Ma no, vi sbagliate… è una coincidenza. Eppoi si sa che a pensar male si fa peccato.
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