domenica 30 dicembre 2007

L'Italia allo specchio

Devo essere sincero: la Repubblica non mi piace. E' un giornale fazioso che si ammanta di un'autorevolezza intellettualoide al fine di accreditarsi quale tempio della Cultura italiana. In realtà è, a mio modo di vedere, la risposta a Libero o il Giornale con molta più qualità, classe e preparazione. A volte ritengo che potrebbe riuscire ad essere organo del Pd come l'Unità lo era dei Ds. La Repubblica, infine, ha una colpa definitiva: nello scontro tra Roma e Milano mi porta a tifare nell'ambito editoriale per quest'ultima e per il Corriere della Sera. Questione di gusti, naturalmente.
Oggi leggevo l'editorialone scalfariano domenicale. Per un attimo un istante di panico: ho concordato con la prima parte dell'analisi. Poi mi sono ricordato che mi accade spesso: Scalfari parte da innegabili constatazioni bipartisan per approdare a conclusioni molto partisan. Una sorta di finto sillogismo che sfocia in un postulato di sinistra. Infatti, subito dopo le rilevazioni incontrovertibili di rito, ecco giungere gli osanna all'incompreso Governo Prodi. Tutto confortante, una calda coperta nel freddo di questa domenica di dicembre.

Un momento... leggo le ultime righe. Non le capisco. Le rileggo. " Fossi in lui [Dini, ndr], manterrei più "aplomb", se mai cercherei di ottenere le preghiere della sua collega Binetti e l'intervento della Provvidenza per ascendere al Senato in una prossima legislatura. Abbia pazienza, senatore Dini. Lei ha 77 anni ma, come ho già detto, non li dimostra. Vedrà che dall'Alto qualcuno si muoverà in suo favore se lei troverà gli intermediari giusti. Come lei ben sa, è sempre questione di maniglie..."
Mi gratto la testa: è davvero lo stesso Eugenio
Scalfari che si stracciava le vesti poche righe prima per il tentativo di corruzione di Senatori da parte di Berlusconi? E' questo il padre nobile del La Repubblica? Un giornalista che si piega a proporre un mercato delle vacche del migliore offerente per mantenere in piedi un Governo?
Io credo che se la gente e perfino gli intellettuali, anche di parte, sono arrivati a negoziare un concetto sobrio di Stato, un'idea pulita di coerenza valoriale, significa che la via del declino è tracciata. Forse ha ragione Scalfari a dire che le nazioni prosperano quando hanno coscienza di sè. Ma dimentica che quasi sempre non vale il contrario: le nazioni decadono quando di sè han
no schifo. E il foro boario aperto parimenti da Destra e Sinistra (politica e non) nel Senato della Repubblica non gioca certo a dare all'Italia un'immagine di sè stessa che possa gratificarla.

Per approfondire:
editoriale di Eugenio Scalfari 30/12/2007



da bp0.blogger.com/.../2000_Donna_allo_specchio.jpg


Un botto per Prodi

Interrompo il letargo per riportare in questi Annales politici una frase del Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo faccio a futura memoria, affinchè le giovani generazioni sappiano che la gente che ci ha guidato in questi momenti di declino era illuminata e, nonostante l'età, reggeva la barra della nave della Nazione senza incertezza alcuna e con sprezzo del pericolo. Lo faccio perchè la saggezza è caratteristica che va oltre la partigianeria e sa tracciare una scia che guida ai destino supremo di un popolo.
"Io faccio. Io duro perchè faccio. Non è che faccio perchè duro. Altrimenti sarei già caduto mille volte. Il discorso sul durare è un discorso che è stato assolutamente inventato. Nessun Governo che vuole durare dura. Un Governo dura se fa." Sommessamente io mi chiedo: durare... fare... Durare come? Fare cosa? In che modo? Prodi è arrivato al botto finale di delirio d'onnipotenza per credere che il fatto che il suo Governo duri sia un valore in sé. Governabilità non è sinonimo di durata. Significa capacità di governare e di realizzare un programma con autorità e coerenza. Il dialogo non è la ricerca di un compromesso ad ogni costo. E' uno scambio d'opinioni in cui si può rimanere della propria idea perchè non ci si trova davanti ad un interlocutore che ha il potere di ricattarti e di assassinare te, la tua famiglia e i tuoi amici.
"Agli italiani auguro molta serenità". Aveva promesso la felicità ed ora augura la serenità. Si sa, non sempre Babbo Natale porta ciò che ci si aspetta. Quest'anno ci è toccato in sorte un bambolotto pacioso. Il prossimo vedremo che destino ci riserverà. Speriamo non cominci sempre con la B.
Buon 2008! Peggio del 2007 politicamente certamente non potrà andare.

Per approfondire
articolo corriere.it


da http://www.genflor.com/pics/berlusconi-prodi.jpg

giovedì 20 dicembre 2007

Il Natale a Montecitorio

Vi raccontano che alla Camera si lavora fino al 24 dicembre. Favoleggiano di febbrili discussioni, accordi segreti, un attivismo sotterraneo alla ricerca del compromesso per la nuova legge elettorale. E' vero: per le 20 persone circa che dentro i Sacri Palazzi hanno il potere di prendere delle decisioni sono giorni duri. Ma anche per gli altri 610 sono giornate intense essendo tutti occupatissimi in altre mansioni che mi adopero testè a rendicontarvi. Innanzitutto vi è la redazione, l'imbustamento e l'invio dei biglietti natalizi. Migliaia, migliaia e migliaia. Duecento di fornitura standard per singolo deputato. Ogni deputato li fa stampare con la frasetta di rito selezionata con meticolosa cura e li manda in casella agli altri colleghi del gruppo o della coalizione (qualche pazzo li manda a tutto il Parlamento). Appena giungono nelle segreterie, poi, finiscono nel cestino senza essere neppure aperti. Vi è poi il rito natalizio dell'accaparramento delle agende del nuovo anno. Il contribuente si acquieti: vengono pagate dal deputato. Solo che sono in numero limitato, soprattutto quelle più economiche in pelle sintetica. Un'agenda Camera è un regalo di prestigio. Anche se siete grillini antipolitici risultano utili: contengono l'annuario con tutti gli interni delle cariche istituzionali. E' comprensibile che vadano a ruba. Quest'anno il termine ultimo ed improrogabile per le ordinazioni era il 30 novembre. Non tutti però ce l'hanno fatta. I restanti hanno come sempre messo in atto gli espedienti politici più tipici: minacce, lusinghe, amici del magazzino, amichette dell'amministrazione, furti e -ci è giunta voce- perfino profferte sessuali. Il Natale di Montecitorio si caratterizza, poi, ogni anno di eventi isolati: l'anno scorso esplose il caso delle statuine gay nel presepe istituzionale e della folgorazione sulla via di Damasco di Bertinotti (stanze di riflessione, ritiri sul Monte Athos, atei che invidiano i credenti, visioni mistiche complici le erbe che crescono nelle aiuole della Camera bassa). Quest'anno abbiamo il calendario delle parlamentari: guardatevelo e compratelo, è per beneficenza. Ma non cadete in tentazione. Neppure Michelangelo si mise così d'impegno a scalpellare i Prigioni come il fotografo che ha reso belle le signore politiche. Oggi rimiravo il ritratto di una deputata del Pd: me ne stavo innamorando. Poi ho guardato la sua scheda sul sito Camera. Devo stringere la mano a chi ha realizzato il calendario. Pace in Parlamento agli uomini di buona volontà: infilatevi l'elmetto che il 26 si ricomincia.

Per approfondire
articolo repubblica.it


da http://presidente.camera.it/img/second/album/grandi/181206_1.jpg


Italia-Spagna: la Banca Mondiale nega il sorpasso

Secondo la Banca Mondiale il sorpasso non è avvenuto: con i criteri di valutazione dell'organismo internazionale l'Italia occuperebbe, nella classifica del Pil pro-capite, il 28-esimo posto (32.020 dollari) mentre la Spagna, seppure in rapida ascesa, sarebbe sempre dietro, al 33-esimo (27.570 dollari). A parte essermi accorto di guadagnare molto di più di quanto pensavo (ma dev'essere la vecchia storia del pollo di Trilussa), sono rimasto un attimo dubbioso: possibile che l'Europa abbia sbagliato così di grosso? Ho fatto una rapida ricerca e poi ho capito tutto: la Banca Mondiale decide secondo il peso economico dei suoi membri. Un po' come il televoto di Maria De Filippi: più pagate e più voti potete esprimere. il sacro principio della democrazia. L'Italia ha contribuito per il 2,85% alla formazione del capitale della Banca (374,8 milioni di dollari) e detiene il 2,78% dei voti in sede di deliberazione. La Spagna ha versato l'1,78% (206, 8 milioni di dollari) e nelle votazioni ha un peso del 1,75%. Secondo voi chi ha alzato la cornetta? Visco, D'Alema o Latorre? Votate numerosi (prezzo della telefonata 12,7 euro IVA escl.)

Per approfondire:
articolo corriere.it
Paesi aderenti alla Banca Mondiale



da http://www.azionesocialecontursiterme.it/189.jpg



mercoledì 19 dicembre 2007

E' arrivata la sveglia

Sarà una reazione da sbavante nazionalista quale è il sottoscritto, ma ritengo una vergogna ascrivere alle notizie di second'ordine il sorpasso della Spagna sull'Italia riguardo al Pil, con annesse frecciatine di Zapatero al collega Prodi. Forse l'opera di devastazione del senso patriottico sarà a buon punto e saremmo rimasti solo io ed Alemanno a commuoverci -come ebbe modo di dire l'ex Ministro dell'agricoltura all'apertura della scorsa campagna elettorale per le amministrative - di fronte alla Macchina da scrivere a Piazza Venezia, ma rimane innegabile un fatto: le ricette della politica italiana non funzionano. E non funzionano per il Paese, non per il concetto olistico di Nazione. Si sono alternati governi di destra e di sinistra e l'economia italiana è immobile. Tutto morto, nulla si muove. Solo una scritta campeggia sul nulla eterno: RESURRECTURIS Non si tratta di fare l'elogio dell'antipolitica. Al contrario: è l'apologia di una politica che non c'è o almeno che si finge che non ci sia. E' un grido di rabbia: perchè mentre tutti si battono il petto per le sfighe di qualcun altro il Paese va a rotoli senza far nulla per se stesso? Esattamente come diceva il New York Times. Sono chiamato a fare analisi alla politica di destra? Ebbene, allora dico alla destra di svegliarsi e di scuotere quei quattro marmatroni timorosi di perdere il posto asserviti ai rispettivi capi: si avvii una politica del merito, dell'efficienza e della responsabilità (una via moderna per definire l'onore). Sono chiamato ad essere critico della sinistra? Ebbene, allora suggerisco ai signori del Pd di non continuare a piangere sulla sventura delle contingenze storiche e di liquidare al più presto un governo che è l'immagine sacra dello stantio. Non sono contro Prodi perchè è la versione cieca, zoppa, sorda e narcotizzata di Blair: ce l'ho con lui perchè ha dimostrato di non saper governare il Paese e non ne ha mai preso atto. Non ce l'ho con Berlusconi perchè è contro Fini e sembra l'incrocio di Peron e Paperon de Paperoni: lo critico perchè ha avuto la sua prima possibilità di far la differenza nel 1994, la seconda nel 1996, la terza nel 2001, la quarta nel 2006 e ora ne vorrebbe pure una quinta. Weber parlava di tendenza all'oligarchia nei partiti. In Italia l'abbiamo santificata a paradigma del sistema politico. E se qualcuno lo nega abbia almeno la grazia di indicarmi un leader dei partiti sopra l'1% che fosse uno sconosciuto quattro legislature fa.



da http://www.fibs.it/hall_of_fame/img/museo/19.jpg


Il sondaggio di Repubblica

I sondaggi di Repubblica mi divertono sempre per due ragioni: 1) non li capisco; 2) li trovo assolutamente inverosimili. Io non so molto di statistica. Perciò spiegatemi voi questi numeri, apparsi ieri sul quotidiano romano. Alla domanda "quanta fiducia hai nei vari partiti?" gli intervistati rispondono che ripongono il maggior grado di fiducia in An, poi nel Pd, quindi (udite udite!) nell'Italia dei Valori. Il Pdl è al sesto posto. La mia difficoltà è tradurre questa rilevazione in voti, dato che nelle urne non si chiede quanta fiducia si abbia in An, ma se si è disposti a sceglierla per essere rappresentati. Che siano questioni ben diverse lo dimostra il fatto che il partito di Fini non è certo quello più votato. Perchè queste osservazioni? Perchè a via della Scrofa sono in brodo di giuggiole per questi riscontri e si avvicinano in corteo al precipizio con passo di danza. La tattica non è la strategia. I liberaldemocratici inglesi, nonostante siano il terzo partito e sorpassino il 10% dei consensi, alla House of Commons hanno pochissimi seggi e ancor meno influenza. Un caso molto simile ad An che chiede a gran voce il sistema anglosassone. Meditate gente, meditate!


da http://www.babonzo.it/after/pezzani4AB/numeri.jpg


martedì 18 dicembre 2007

La fine delle riforme o De spiderpok adveniente

E' finita la battaglia. Nonostante tutte le velleità di cambiamento, chi si era convinto che fossimo giunti alla svolta epocale ha dovuto ricredersi. Oggi sappiamo che qualsiasi accordo sulla legge elettorale, a meno di blitz dell'ultima ora, sarà volto alla conservazione dell'esistente. Resta solo la possibilità del referendum (Corte Costituzionale permettendo). Ed è una speranza assai grama cui aggrapparsi. Vince Prodi, vincono i nanetti. Vince il "rispetto per le differenze", i dialoghi ad oltranza e spesso inconcludenti, quel concetto bacato di concertazione che significa da ragione a tutti attuando politiche inefficienti se non dannose. "Non è che il compromesso sia frutto di chissà quali aspetti negativi - è l'opinione del premier, Romano Prodi -, perchè l'ampiezza del dialogo non è un aspetto negativo." fatto è che si è capito che, a differenza di quanto disse Fini, il Governo non cadrà il giorno dopo l'approvazione della nuova legge elettorale, bensì il giorno prima. Attendiamo la prossima proposta di pastrocchium, quale che sia il nome del suo genitore. Un altro sistema misto con quote proporzionali di garanzia e un maggioritario di facciata. La canonizzazione della conservazione della carnevalesca piccineria italica. Se invece si giungerà al referendum di Guzzetta sarà una sconfitta per tutti: rimarranno le liste bloccate in cui si scatenerà il mercato delle vacche dato che a farne parte saranno tutti i candidati di una coalizione; si cercheranno di incamerare negli schieramenti cani e porci per formare coalizioni vincenti che, senza riforma dei regolamenti parlamentari, si separeranno il giorno dopo in Parlamento. Credo invece poco in Gentlemen's agreement tra Veltroni e Berlusconi che li porti a concorrere da soli: se il vincente avrebbe il 55% dei consensi, il perdente si troverebbe pur sempre piccolo tra i piccoli in Parlamento. E' vero che molti di questi sarebbero spazzati via, ma i partiti italiani hanno più volte dato prova di pervicacia. In fin dei conti possono pur sempre contare sulle realtà locali. Guzzetta e Segni difendono con passione la loro creatura. Si scoprirà ben presto che il figlio spurio del Porcellum è un mostro.


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