giovedì 13 dicembre 2007

Il ritorno della Cdl

In uno dei miei primi post dissi che forse stava per cambiare tutto e, di conseguenza, non sarebbe cambiato nulla. Vi sembrava che Berlusconi avesse detto che si era stancato degli alleati? Che correva da solo con un nuovo partito? Che chi ci stava ci stava e gli altri andassero a quel paese? Avevate capito male. Che vi salta in testa? Lavatevi le orecchie. "Evidentemente c'è stato un fraintendimento. - spiega il Cavaliere alla televisione della Brambilla- Il fraintendimento è dovuto al fatto che Fini ha pensato che noi avessimo chiesto agli altri partiti di sciogliersi. In realtà il Popolo della libertà è tutto da costruire." Che granchio mostruoso! I più lodavano la mossa geniale, altri la condannavano e nessuno si era accorto che non era capitato nulla.
Provo a darvi una mia opinione: il Governo cadrà a breve, molto prima di quanto immagini qualcuno. Almeno così si pensa a palazzo Grazioli e non si hanno tutti i torti. Ieri alla Camera l'inizio dell'esame della Finanziaria è stato posticipato di ora in ora fino ad oggi per trovare un accordo. Rimane il nodo omofobia sul decreto sicurezza. Il Welfare seppure blindato deve ancora avere l'imprimatur della Camera. C'è chi chiede la verifica ora mentre il Pd vuole imporla a febbraio. Mastella è alla massima soglia del dolore e sta sudando sangue sul suo Giardino degli Olivi a via Arenula pronto per la crocifissione. I socialisti sono furiosi perchè la legge elettorale è in discussione al Senato dove non hanno senatori. Cossiga si sta accorgendo che la guerra in Kosovo non è scoppiata. Dini si sa. Bordon e Manzione non si sa.
C'è più di una ragione per cui Berlusconi presuma che non si riuscirà a fare nessuna riforma. Dunque? Bisognerà aprirsi una via di fuga, ricompattare le fila, ritrovare i vecchi alleati traditi e ripartire per la guerra. E il cammino verso la nuova legge elettorale (perchè è chiaro, com'era chiaro dall'inizio, che solo di questo si sta parlando)? Senza una piena scommessa di Berlusconi naufragherà. Veltroni ha commesso l'errore di gettare sul piatto già tutto. E il Cavaliere con i suoi 70 anni suonati può pensare di spostare in avanti di un anno la costruzione del partito dei moderati, ma non può rischiare di rimandare di 5 anni il suo ritorno al Governo. Aveva ragione Fini: è tutta una questione d'età.




da http://www.iltaccoditalia.info/public/maison%20ikkoku.jpg


mercoledì 12 dicembre 2007

Bianco va in bianco

Bianco va in bianco. Le reazioni alla sua proposta di legge elettorale sono state, per usare un eufemismo, molto tiepide. Ai più, appena si è udito ragionare di soglia di sbarramento al cinque per cento, sono venuti i capelli Bianchi. A Parisi e ai maggioritari è venuto il pelo irto ha sentendo la parola "proporzionale". L'unico leader serio - per una volta - è stato Gianfranco Fini che ha ammesso che stava ancora studiando il sistema. In effetti non credo che un meccanismo così complesso possa essere giudicato seriamente in così breve tempo: fa ridere solo a sentirlo. Si tratta - nella semplicità - di un sistema proporzionale formato per metà da collegi uninominali e per l'altra metà da circoscrizioni fatte di liste bloccate (in vetta alle simpatie degli italiani) con annesse quote rosa, soglia di sbarramento al 5% a livello nazionale per la Camera (a meno che non si raggiunga il 7% in cinque circoscrizioni) e a livello regionale per il Senato, riforma dei regolamenti parlamentari, un portachiavi e un pupazzetto di peluche. La lode alla semplicità. Dopo Tatarellum, Matarellum, Porcellum, Vassallum questo per la conformazione incerta lo chiamerei il Bianco Pupazzum. Gli effetti? Ad occhio un rafforzamento dei partiti con percentuali maggiori, un po' di pulizia per i partitini che non abbiano un forte radicamento territoriale in almeno cinque circoscrizioni (e con la tutela delle minoranze linguistiche l'SVP continuerà a sghignazzare), una lotta intestina tra i candidati di uno stesso partito. Ad An potrebbe pure andare bene data l'indicazione preventiva del nome del premier e del programma. Inoltre, effetto non trascurabile, non verrebbe spazzata via come accadrebbe con la riforma Guzzetta. Le sorprese del giorno, però, non finiscono qui: Berlusconi si lancia in un'apertura funambolica su proporzionale alla tedesca con correttivi e pre-indicazione delle alleanze. Si vede che è stagione di saldi nonostante le feste: Fini farebbe bene ad accettare dato che nel pacco dono il Cavaliere ha inserito anche la candidatura a sindaco di Roma (ed un malcelato complimento a Mussolini, anche se forse questo era il regalo per La Destra). Incaponirsi col maggioritario non fa bene a nessuno e dato che difficilmente Berlusconi e Veltroni andranno a governare insieme, nonostante tutto, cercare non si sa cosa per il bene di non si sa chi appare un'acrobazia che può sostenere soltanto un trapezista della parola come il Presidentissimo.


da http://www.corriere.it/Media/Foto/2004/12_Dicembre/24/fdg/PUPAZZO.jpg


martedì 11 dicembre 2007

Ich bin ein interista

Permettetemi un'incursione fuori campo, anche se sarebbe più corretto dire "in campo". Un avvocato turco, tale Barsia Kaska, ha chiesto all'Uefa di revocare all'Inter i tre punti conquistati sul campo contro il Fenerbahce. Alla protesta si è aggiunto in un editoriale anche il famoso commentatore turco Mehemt Ylmaz. Il motivo? La prova televisiva ha ravvisato un'incredibile irregolarità ? Un gruppo di ultras ha scatenato il panico con un'invasione di campo? No: la seconda maglia dell'Inter, bianca con una grande croce rossa al centro, ricorderebbe la divisa dei templari e sarebbe offesa per l'Islam e il popolo turco. Perdonate lo sfogo di destra, sempre testimonianza di becero spirito guerrafondaio, ma di che stiamo parlando? La Turchia ha nella bandiera la mezzaluna sotto cui vennero trucidati pellegrini cristiani e crociati. La consideriamo forse un'offesa? No, tant'è vero che c'è chi la vorrebbe nell'Unione Europea. I templari furono spazzati via dalla stessa Chiesa di Roma quasi mille anni fa. Saladino è morto, Constantinopoli è caduta, Vienna ha tenuto. Dovremmo avvallare un processo ogni volta che esponiamo due linee rosse perpendicolari su sfondo bianco? Cosa faremo allora della Croce Rossa e della bandiera inglese? Il Regno Unito ne assomma addirittura tre sul suo vessillo, e simbolo dell'Europa sono le dodici stelle della Madonna di Strasburgo. Tutto da riscrivere, da rivedere, da rivisitare. O forse no. Anche perchè la seconda maglia dell'Inter porta semplicemente il simbolo della città di Milano. Probabilmente è il momento buono di sostituire tutto con un bel biscione. Ma nel frattempo anche un gobbo juventino come me oggi può sussurrare con orgoglio: ich bin ein interista.



da www.inter.it

Il Vassallum no!

Ma l'avete visto Matteoli ieri sera a Porta a Porta? Sarà una mia impressione ma a me il presidente dei senatori di An mette sempre tanta tenerezza. Sarà per quell'accento marcatamente toscano che te lo fa sembrare al tempo stesso bonario ed arguto, sarà per il tono pacato ed austero, sarà per l'autorevolezza della figura. Mi sembra un personaggio d'altri tempi. Conoscendolo da vicino ci si rende conto che è persona d'altra tempra, ma a vederlo in televisione da tutt'altra impressione. E' per questo che vederlo per un istante con una mano davanti agli occhi mi ha fatto una certa impressione.Si parlava di Vassallum e se ne dimostravano i reali effetti: premiare con un generoso più i due partiti maggiori e depauperare di uno sconfortante meno tutti gli altri. I più erano intorno al cinque per cento, i meno intorno all'uno. Basterebbe tuttavia quel meno per restituire ad An circa la metà dei parlamentari attuali. Mi spiegate chi ne potrebbe restar contento? Matteoli no e Ferrero neppure. Una precisazione. Sono un difensore del proporzionale, questo non l'ho mai nascosto. Ho amici dentro Forza Italia ed ero a marciare con loro il 2 dicembre 2006. Continuo a frequentarli, a pranzarci insieme, a scherzarci. Tuttavia trovarmi in un matrimonio forzato con loro grazie al maggioritario osannato da Fini non balza in cima alla lista dei desideri della mia lettera a Babbo Natale. Oggi io posso indignarmi per un assassino uscito durante l'indulto o scagliarmi contro gli straricchi che se ne infischiano dei giovani precari; nel Ppl (scusate, ma ancora non ho capito qual è la sigla corretta) non potrei. Forse è da Fiuggi che non si vota il Presidente, ma Fini non si permetterebbe mai di cambiare dirigenti come figurine o di sciogliere il partito nel giro di un pomeriggio. Questa è la bellezza della separazione e del proporzionale che voglio. Che tuttavia non ha nulla anche fare con il Vassallum. Ha un bel dire il professore che ha dato la paternità alla proposta che da An gli arrivano insulti. Che si aspettava? Fiori e ringraziamenti? Una legge elettorale come quella di Vassallo ha la caratteristica evidente di non servire a nessuno scopo onorevole: sabota la rappresentatività senza garantire la governabilità. Rafforza di qualche poltrona i due primi inter pares senza dar loro la forza di governare da soli. Li costringe in compenso a raccattare ancora una volta alleati depauperati e quindi più incazzati che mai. Unico pregio: fare un po' di pulizia di partitini. Difetto maggiore: rafforzare le entità radicate territorialmente come la Lega e -udite udite- la SVP (ma ditemi, vogliamo proprio regalarlo a Vienna l'Alto Adige?). A meno che i Pd e Ppl non vogliano coalizzarsi e reggere il Paese per sempre felici e contenti, lo scenario è roseo solo per i bottegai. Provi ancora Vassallo a chiedermi applausi.


da http://www.bellacci.biz/



lunedì 10 dicembre 2007

On the road

"S'ode a destra uno squillo di tromba" scriveva il Manzoni. Ed oggi, dopo un mese di piccati tromboni e striscianti sviolinate, si sente finalmente echeggiare un suono limpido, squillante e deciso. Se fossi un giornalista di grido direi che il Presidentissimo mi ha ascoltato. Dato che, però, non ho la presunzione di immaginare che Gianfranco Fini legga queste mie righe sparse, posso affermare quantomeno che, una volta tanto, qualcosa, per un misterioso procedimento osmotico o telepatico, dev'essere filtrato. E non si tratta del solito ruggito del coniglio: questa volta il Capo mi è piaciuto sul serio. Non per l'accanimento terapeutico nei confronti del maggioritario. Non per la riproposizione di tre modelli improponibili. Per la capacità di farsi leader, di definire una via, di agire in modo svincolato dallo spettro berlusconiano. Per aver identificato per la prima volta da anni una politica che vedesse Alleanza Nazionale protagonista. E chi ci ama ci segua. Resto convinto che inseguire un sistema maggioritario che ci costringa a restare separati in casa sia una pessima idea. Tuttavia, per rispolverare un lessico di larussiana memoria, ora le "palle di cemento" le possiamo pure rivendicare. Che le parole siano state quelle giuste lo si evince dalle dichiarazioni dei papaveri Fi/Ppl: "intervento distruttivo", "toni sopra le righe", "grave caduta di stile" sono musica per le mie orecchie, soprattutto tenuto conto che l'attacco finiano non era ad personam ma sul merito. La strada rimane ancora molta e le scosse di assestamento non saranno indolori. Dopo un sisma di queste dimensioni il paesaggio politico cambia, i ponti antichi sono crollati ma nuovi passi si sono aperti fra le montagne. Un primo segnale incoraggiante è stata la sfida a Veltroni. E non mi si dica che è un tradimento del "popolo del centrodestra": il vero tradimento è immaginare che il presunto popolo del centrodestra (dai tratti somatici labili soprattutto al centro) debba contrapporsi militarmente contro quello di centrosinistra. Se si archiviasse l'idea di questo bipolarismo nocivo forse si potrebbe cercare di scalzare il Cavaliere dalla primogenitura che si è ritagliato nella trattativa col Pd. Dall'altra parte del vallo c'è voglia di dialogo. O il sottoscritto non scriverebbe su un blog di sinistra. Dopo anni di Babele dobbiamo imparare a parlare un linguaggio che ci permetta di comunicare accantonando i risentimenti di una stagione politica che ormai appartiene alla preistoria. Prima che cominci a farlo Berlusconi.



da http://josephbriska.altervista.org





sabato 8 dicembre 2007

Morti bianche: uno sfogo

Solitamente il week end non posto commenti politici. Non lo farò neppure oggi. A seguito della tragedia di Torino in cui in un'acciaieria sono deceduti finora quattro operai, una breve riflessione però la voglio fare anche se non è materia che conosca in modo approfondito. L'Italia, lo sostengo da anni, non è un Paese come gli altri. Nella nostra Nazione non vale il ragionamento "negli altri Stati funziona". Siamo italiani, lo siamo da nord a sud. Ci lamentiamo dei romeni, degli albanesi, dei marocchini ma neppure noi, per cultura, abbiamo un eccelso senso della legalità. Ci arrangiamo.
Ho sempre sostenuto che se metteste il francese, il tedesco e l'italiano delle barzellette in un deserto, quest'ultimo, in qualche modo, riuscirebbe a sopravvivere almeno un minuto in più degli altri: ce la caviamo, ci districhiamo. Molte v
olte a discapito degli altri. Siamo abituati a difenderci dalla sopraffazione con i nostri piccoli privilegi, selezioniamo le norme che assolutamente dobbiamo rispettare e le altre le infrangiamo. Abbiamo un senso civico su misura: facciamo la raccolta differenziata, ma, per comodità, usiamo la macchina per fare 100 metri; ci incazziamo se abbiamo mezzi pubblici affollati più dei bus di Calcutta nell'ora di punta, ma se riusciamo facciamo a meno di pagare il biglietto; e se riusciamo a sfruttare qualche stagista per fare manovalanza, siamo più furbi degli altri. Ditemi, chi utilizza un lavoratore subordinato se può utilizzarne a minor costo uno a tempo determinato? E chi non sfrutta l'apprendistato fino all'osso? Dio mio, che sarà mai... questi giovani hanno tutta la vita davanti! Non parliamo poi del rispetto delle norme di sicurezza! Con tutte quelle che ci sono! Eppoi la flessibilità "negli altri Stati funziona". Non così, non così.
Chiedete agli imprenditori quanti soldi dovrebbero spendere per mettere tutto a norma. Prova
te a chiedere agli operai quanto è scocciante portare l'elmetto, gli occhiali di protezione, i guanti, le scarpe antinfortunistiche, i tappi per le orecchie. In fin dei conti che potrà mai succedere? Noi italiani -lo ripeto- siamo diversi. E non pensate che da oggi qualcosa cambi. Domani faranno controlli alla ThyssenKrupp e alla Fiat di Cassino. Dopodomani manderanno vigili del fuoco e Asl dove già sanno esserci le irregolarità più palesi. Irrogate sanzioni, minacciate pene severe. Dopo due anni la patente a punti non produce più alcun effetto e le violazioni sono tornate al livello precedente la sua introduzione. E' l'Italia, bellezza.



da www.corriere.it

venerdì 7 dicembre 2007

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