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mercoledì 16 aprile 2008

Victoire

(l'articolo è stato scritto alle 5 del mattino del 15 aprile. Lo pubblico solo oggi perchè sono stramazzato sul pavimento prima di completarlo. Questo spiega anche la scarsa lucidità mentale, ma rappresentando un pezzo di storia personale ho deciso di pubblicarlo così su questo mio diario politico)

Per una settimana non mi sono fatto sentire. Non saprei neppure indicare chiaramente le ragioni di una sconfitta tanto cocente per il Partito Democratico. Ha giocato l'eredità di Romano Prodi, la sete di vendetta, il cambiamento enfatizzato che era spesso soltanto di facciata. Ma guardo in casa mia dove i problemi non mancano.
Mi darete dell'idiota, del pazzoide o del bastiancontrario ma a me il risultato non ha affatto entusiasmato. Lasciando perdere la scomparsa di forze che tradizionalmente appartengono all'arco costituzionale italiano (Il Manifesto titola oggi in una delle sue copertine più riuscite "Sinistra Extraparlamentare") che mi porterebbero inevitabilmente a riaffondare nell'analisi dei guai altrui, non posso esimermi dalla constatazione che ha fatto brecccia nell'elettorato italiano la volontà di semplificare all'estremo il sistema partitico italiano. A "destra" il Popolo della Libertà, a "sinistra" il Partito Democratico. Eppoi la Lega. Più Udc, Italia dei Valori e Movimento per le Autonomie, ma sono dettagli. E a noi interessa inevitabilmente la Lega. Sono originario del nord, ho contribuito alla campagna elettorale al nord (e se posso vantarmi la mia provincia nel Veneto è quella che meglio ha retto l'onda d'urto), nel Veneto. Stanotte, pochi minuti prima rispetto all'ora in cui sto scrivendo ce la siamo fatta sotto per il terrore che dei deputati messi in posizione ritenuta sicura non passassero. La Gardini non è passata, l'ex sindaco di Vicenza non è passato, Riello non è passato. Al Senato è stata una strage. Alla Camera la Lega nel Veneto 1 ha superato il popolo della libertà con percentuali abbondantemente al di sopra del 25%. Pura fantascienza fino a ieri. C'era gente che aveva già il titolo in tasca e si trova stanotte con qualche migliaio di euro in meno ed un leggero bruciore nel posto dove avrebbero dovuto sentire il calore confortante del seggio. Si apre la partita Veneto. Galan deve scegliere se partire per Roma e lasciare la Regione al movimento di Bossi o se tenere duro mentre parte l'arrembaggio leghista. ma sono stati davvero tanto bravi? La verità è che a parte i manifesti con l'indiano che non hapotuto regolare l'immigrazione la campagna elettorale della Lega è stata inesistente. Ho visto il filmato di un incontro con Gentilini in un paese adiacente al mio. Si parlava di pugnali e di spade, si progettava di bruciare le moschee e di Roma ladrona, ma niente di più. Partiva la canzone "tengo la camisa verde" e qualche canzone da balera. La nebbia circondava il tendone mentre il nulla assediava la torre d'avorio dell'adunata padana. Se questa è propaganda... La verità? La Lega raccoglie lo scontento di quelli di Alleanza Nazionale che non volevano disperdere il voto ma che chiedevano risposte chiare contro l'immigrazione e la criminalità; coagula le distanze di antipolitica di chi ha bisogno di sfasciare il sistema per far partecipare il prossimo ai suoi lutti; amplifica l'ultimo avviso lanciato al meridione: siamo stati solidali per 60 anni e ora se volete cambiare dovete farlo sul serio. Non entro nel merito. Anch'io da settentrionale a volte mi incazzo di tutti i trasferimenti operati a beneficio del mezzogiorno. Ed è vero che il nord sfrutta spesse volte il sud, ma viene abbondantemente ricambiato. Io amo l'Italia così com'è, ma molti miei concittadini non sono della mia stessa idea. A torto o a ragione gli italiani con questo voto hanno dato il segnale più potente di cambiamento che potevano scegliere: o si cambia o si muore. O si amputano le parti in cancrena e si lasciano marcire. Regioni a due velocità, federalismo fiscale, autonomia: non ci saranno tempi supplementari.

giovedì 3 aprile 2008

Diario di un curatore di campagna - 9

(Non so a che giorno siamo, so che vorrei che ne restassero 10)
Un grido d’allarme risuona dalla valle. E come sempre in caso di pericolo risuona di bocca in bocca. Spostano la data delle elezioni! Che giorno è oggi? Dai, il primo aprile era ieri! Sì, ma, forse. Ma siamo in guerra? Che è successo? In Spagna neppure dopo l’attentato alla stazione di Atocha spostarono la data delle politiche. Che può essere capitato? Ma chi l’ha detto? Amato! Amato? Eh…

Beh, viene fuori che tutto sto casino capita per la Democrazia Cristiana. Ma possibile? De Gasperi è risorto con Oberdan, Sauro e Battisti? Non esattamente… è la Dc di Pizza. Chi? Pizza! Ah, già. Margherita? No, Giuseppe. Napoli? No, è di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Beh, non c’è più religione!

Vabbè, ed ora arriva fresco sto Pizza. Una bufala. E’ dal 1994 che prova a risuscitarla la Balena Bianca. Nel 1994 è con Flaiano Piccoli. Dal 2003 è segretario della Dc, ma con quel nome non si può presentare. Così alle europee del 2004 corre sotto le insegne di Paese Nuovo raccogliendo un ragguardevole 0,2%. Nel 2006 ci riprova alleato con Romano Prodi sotto la Lista dei Consumatori bissando a livello nazionale lo 0,2%. Va dato atto che in Calabria, grazie alla presenza di Loiero, si sfondò soglia 5%. Oggi, dopo aver concluso l’esperienza col centrosinistra, ecco Pizza che, con la benedizione di Berlusconi, può tornare a giostrare con lo scudo crociato.

Bene, il ritorno della Dc! Anzi no. Il Viminale pensa, con il solito eccesso di zelo, che il simbolo dello scudo crociato possa mettere in confusione qualche vecchietta siciliana che vede l’Udc presentarsi con lo stesso stemma all’interno del simbolo. Ed ecco Pizza escluso a stracciarsi le vesti. Va dato atto a Pizza, che dal 1969 è orgogliosamente democristiano, un’apprezzabile costanza. E forse non vale neppure la pena interrogarsi sull’effettiva utilità di una lista di Risurrezione come questa. A volte i morti non si rendono conto di esserlo. E quindi ben venga il ritorno della DC dopo la bocciatura del Ministero dell’Interno.

Ora però vanno risolte delle questioni etiche imprescindibili che possono determinare le sorti dell’ordinamento civile della Nazione: essere riammessi va bene, ma questo da il diritto a questa gente di pretendere che una persona come il sottoscritto, che si è già ampiamente rotto le scatole di una campagna elettorale che ha avuto la stessa partecipazione militante di quella del popolo Cubano allo sbarco alla Baia dei Porci, debba continuare per altri 10 o 15 giorni a trottare come un puledro?
A parte il De Profundis di disperazione che, insieme a Veltroni, a Berlusconi, a Casini e persino a Storace a Boselli elevo per evitare che questo strazio si prolunghi anche di sole 24 ore, ci sono altre riflessioni che, facezie a parte, andrebbero di sfuggita esaminate.

1) La Costituzione in art. 61 recita “Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.” Quei mattacchioni dei Costituenti non hanno inserito nessun “eccetto”, nessun “salvo”, nessun “tranne”. E la ricerca nel pdf non restituisce risultati neppure se digitate Pizza.
2) Il Consiglio di Stato può sindacare su un atto amministrativo come quello emesso dal Ministero dell’Interno. Nessun atto amministrativo né alcuna sentenza possono derogare alla Carta Costituzionale ove non sia da essa esplicitamente previsto il contrario. Il decreto con cui si fissano le elezioni è un atto amministrativo e certo non può andare contro la Costituzione. Non potrebbe farlo neppure la legge. E non è che ci sia molto da interpretare.
3) Il 6 febbraio 2008 il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere. L’anno è stato bisesto (e dunque funesto): 29-6 fa 23. Aggiungiamo 31 di marzo e 13 di aprile. Non sono forte in matematica ma dovrebbe fare 67. Per fare un favore a Pizza possiamo rinviare il tutto a mercoledì 16.
4) Tutto sto ambaradan lo facciamo per una sentenza cautelativa, non per una definitiva. Tradotto: il Consiglio di Stato per evitare danni (e nella sua eterna saggezza c’è riuscito in pieno) al soggetto che accampa un interesse legittimo, sospende l’effetto di un atto amministrativo. Ciò non significa che dia ragione a Pizza.
5) Nel frattempo i militari all’estero hanno già votato. Che fanno? Rimandano le schede indietro?

La verità è che la giustizia amministrativa sta in questi anni prendendo delle decisioni che sotto molti profili decisamente non le competono. Penso, per esempio, alla bocciatura ad opera del Tar del Lazio del Decreto con cui il Ministro Turco innalzava per la cannabis le soglie consentite di detenzione personale. Indipendentemente dal merito (io ero contrario) la giustizia amministrativa non poteva bloccare il provvedimento: era evidentemente un atto politico. Diversa la questione del generale Speciale ove fece benissimo a rispedire al mittente un decreto che dal punto di vista formale era fatto coi piedi. Non si tratta di rispetto delle regole: si tratta semplicemente di buon senso!

Il mio pensiero in questa notte buia e tenebrosa va a Pizza. Dati i suoi risultati strabilianti nelle scorse tornate possiamo aspettarci grandi cose: forse passerà dallo 0,2% allo 0,5%. Caro Giuseppe, mettiti una mano sul cuore. Pensa ai militanti, pensa alle promesse di Berlusconi. Dicci cosa vuoi, cosa ti serve. Un sottosegretariato? Pronti! Un po’ di soldi? Spara! Guarda io queste cose non posso dartele ma c’è un tizio a Palazzo Grazioli che è abbastanza preoccupato perché ogni giorno di più si rischia lo stallo al Senato. Figuriamoci in quindici! Domanda con fiducia! E non fidarti di Clemente quando dice che qualche volta non ciò che promettiamo non lo manteniamo! Stavolta abbiamo fresca fresca una svendita… c’è un’azienda in dismissione. Portati a casa un aereo e un paio di hostess e non se ne parla più.

martedì 11 marzo 2008

Ma c’era davvero bisogno di Giuseppe Ciarrapico?


Ciò che viene da chiedersi, di fronte alle polemiche innescate a seguito dell’intervista rilasciata a Repubblica da Giuseppe Ciarrapico è: ce n’era davvero bisogno? E non parlo tanto dell’intervista, quanto della sua candidatura. L’ex re delle acque minerali, della Roma di Viola, del Secolo d’Italia, era noto come “er Fascistone” da sempre. Ora creano sconcerto le sue parole. Ma dico, ci siete o ci fate?
Da una parte abbiamo il Pdl: vi eravate improvvisamente dimenticati chi era il Ciarra? Eppure è dal 1947 che lo ricorda ad ogni piè sospinto. Sta in un posto della lista (undicesimo) dove davvero improbabilmente sarà eletto. Ma è pur sempre nel “manifesto”, nell’idea d’Italia del Pdl. Perciò inutile frignare: chi è causa del suo mal pianga sé stesso.
Dall’altra parte abbiamo il Pd: ecco pianti, lamenti, stridor di denti, stracciar di vesti e cilici. Un fascista? Abominio! Forse però i difensori della democrazia non ricordano che il 12 marzo del 2007, un anno fa –era di lunedì- il Pd si ritrovava al teatro Eliseo a Roma per celebrare i suoi fasti. In quell’occasione c’era pure un entusiastico Ciarrapico che sottolineava come la destra italiana fosse ormai morente. In quell’occasione il reazionario sosteneva Alessandra Mussolini come sindaco di Latina. Oggi Franceschini e Veltroni devono essersi dimenticati di quell’omone alle loro spalle. E si domandano come possa il Pdl circondarsi di questa teppaglia.
Il discorso ovviamente resta il solito: che bella ipocrisia! Prima si candidano in lista persone di siffatta risma per tirar su due voti in più e poi ci si indigna. Si è voluto il bipartitismo? E che vi aspettavate? Da qualche parte i voti bisognava pure raccattarli. Alla fine della fiera si scoprirà che tutta sta gente di nessun peso a parole può essere molto pericolosa. Ma basta una smentita, qualche mea culpa e tutto torna nella pax romana del secondo duomvirato.

lunedì 10 marzo 2008

Pdl: ecco le liste


Tratte da Il Giornale.it ecco tutte le liste del Popolo della Libertà

VALLE D’AOSTA

CAMERA
Un solo candidato nel collegio uninominale: è il forzista Giuseppe Gambardella, dirigente dell’agenzia delle entrate della val d’Aosta.
SENATO
Anche per Palazzo Madama c’è un solo nome in corsa, quello di Cleto Benin, presidente di Eurotravel, uno dei più importanti tour operator italiani.
PIEMONTE
CAMERA
Alle spalle di Berlusconi e Fini troviamo, nella prima circoscrizione, i candidati di nomina forzista con in testa l’ex ministro Lucio Stanca, quindi Benedetto Della Vedova, leader dei Riformatori liberali, Caterina Ferrero, consigliere regionale e coordinatrice provinciale di Forza Italia, l’ex sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver, Osvaldo Napoli, deputato uscente mentre i nomi presentati da Alleanza nazionale sono quelli di Agostino Ghiglia, coordinatore provinciale, Maria Teresa Siliquini, già sottosegretario all’Università. Nella seconda circoscrizione corrono Guido Crosetto, coordinatore regionale di Forza Italia, Roberto Rosso, già coordinatore regionale e sottosegretario al Lavoro, Gilberto Pichetto Fratin, consigliere regionale e uomo forte di Forza Italia a Biella, Maria Teresa Armosino, ex sottosegretario alle Finanze, Walter Zanetta, Enrico Costa, deputato uscente come Franco Stradella. Gli uomini di Fini sono invece Marco Zacchera, deputato uscente come Gianni Mancuso, segretario provinciale del partito. La new entry è Alessandro Ruben.
SENATO
Capolista sarà Enzo Ghigo, sicuri i nomi dei forzisti Aldo Scarabosio, notaio, alla sua terza candidatura a Palazzo Madama, Lorenzo Piccioni, anche lui al terzo mandato. Alleanza nazionale propone Ugo Martinat, coordinatore regionale, Andrea Fluttero, senatore uscente e il cuneese Beppe Menardi.
LIGURIA
CAMERA
In «pole position» Claudio Scajola, ex ministro dell’Interno poi dell’Attuazione del programma nel governo Berlusconi. Quarta in lista Fiamma Nirenstein, opinionista del Giornale, dietro di lei Sandro Biasotti ex governatore della Liguria, ora consigliere regionale, Gabriella Mondello, deputato uscente di Forza Italia, Eugenio Minasso deputato e coordinatore regionale di An, Michele Scandroglio omologo di Forza Italia, Roberto Cassinelli avvocato, coordinatore cittadino di Fi a Genova, Alessandro Gianmoena, responsabile nazionale Formazione dei giovani di Forza Italia e collaboratore di Gianni Baget Bozzo, Raffaella Della Bianca, capogruppo di Forza Italia al Comune di Genova, Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, Franco Amadeo, vicepresidente della Provincia di Imperia, Giulia Costigliolo, Alessandro Parino, Maria Grazia Frja, Laura Bestoso.
SENATO
Capolista è Enrico Musso, docente universitario, già candidato sconfitto a sindaco a Genova. Numero due Giorgio Bornacin senatore di An. Seguono Gabriele Boscetto deputato di Forza Italia, avvocato, di Imperia, Franco Orsi consigliere regionale forzista, Luigi Morgillo consigliere regionale di Forza Italia, imprenditore, spezzino, Gianfranco Gadolla imprenditore, presidente Provinciale di An, Roberta Bergamaschi, Fabio Cenerini.
LOMBARDIA
CAMERA
Nella prima circoscrizione, dietro ai capilista Berlusconi e Fini il Pdl schiera Ignazio La Russa, uno dei colonnelli di An, Gianfranco Rotondi, leader della Democrazia cristiana per le autonomie, Stefania Craxi, Andrea Ronchi, Mario Valducci, Paolo Romani, Maurizio Lupi, l’europarlamentare di An Cristiana Muscardini, Luigi Casero, Francesco Colucci, Gaetano Pecorella, Valentina Aprea, Paola Frassinetti, Mariella Bocciardo, Elena Centemero, Riccardo De Corato, Giorgio Stracquadanio, Simone Crolla. Nella circoscrizione Lombardia 2, dietro i due leader si candidano l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, la coordinatrice azzurra Maria Stella Gelmini, Raffaello Vignali, presidente della Compagnia delle opere, Mirko Tremaglia, Gregorio Fontana, Stefano Saglia, Antonio Palmieri, Adriano Paroli, Laura Ravetto, Viviana Beccalossi, assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Romele, Giorgio Iannone, Maria Berruti, Domenico Angelucci, editore di «Libero», il giornalista dello stesso quotidiano Renato Farina, Luigi Fabbri, Antonio Verro, Marco Airaghi. Nella circoscrizione 3, sempre alle spalle di Berlusconi e Fini, troviamo Giancarlo Abelli, Massimo Corsaro, Maurizio Bernardo, Chiara Moroni, Andrea Orsini, Carlo Nola, Oscar Rivetti, Giacomo Tiraboschi.
SENATO
Assegnato da tempo il posto di capolista al governatore della Lombardia Roberto Formigoni, alle sue spalle troviamo le riconferme dei senatori uscenti: da Alfredo Mantica (An) all’ex presidente della Provincia di Milano Ombretta Colli (Forza Italia), da Guido Possa (Forza Italia) ad Alessio Butti (An), da Gianpiero Cantoni (Forza Italia) a Marcello Dell’Utri (Forza Italia). A seguire Mario Mantovani, europarlamentare di Forza Italia, Romano Comincioli (Forza Italia), Antonino Caruso (An) a Luigi Scotti (Forza Italia), Antonio Tomassini (Forza Italia), Giancarlo Serafini, consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Valditara (An), Giacomo Caliendo, presidente dell’associazione dei magistrati tributari, Salvatore Sciascia, ex dirigente Fininvest, Valerio Carrara, senatore uscente di Forza Italia, Alfredo Messina, Pierfrancesco Gamba (An), deputato uscente, Riccardo Conti e Alessandro Gallone (An).
VENETO
CAMERA
Nella prima circoscrizione i posti considerati «buoni» sono i primi tredici dopo il ticket Berlusconi-Fini. A occuparli sono Niccolò Ghedini, senatore uscente e legale di fiducia del Cavaliere, Alberto Giorgetti, coordinatore regionale di An, Aldo Brancher (Forza Italia), Francesco De Luca (Dc per le autonomia), Filippo Ascierto (An), Marino Zorzato (Forza Italia), Lorena Milanato (Forza Italia), Luca Bellotti (An), Giustina Mistrello Destro (Forza Italia), Elisabetta Gardini (Forza Italia), Giorgio Conte (An), Enrico Hüllweck, ex sindaco di Vicenza (Forza Italia), Vendemiano Sartor, presidente della Confartigianato Veneto. Non ancora sicuri l’imprenditore discografico Gianmarco Mazzi vicino ad An, Luca Moschini (candidato dei Circoli della libertà di Michela Brambilla) e il deputato uscente Giuseppe Fini (Forza Italia). Nella circoscrizione Veneto 2 le candidature «blindate» arrivano al nono posto dopo Berlusconi e Fini. A conquistarle sono stati Renato Brunetta, europarlamentare di Forza Italia, docente universitario e uno degli economisti di riferimento del centrodestra, Adolfo Urso, ex viceministro alle Attività produttive (An), l’assessore regionale Fabio Gava (Forza Italia), Valentino Valentini, da anni interprete di fiducia di Berlusconi nei summit internazionali, Maurizio Paniz (Forza Italia), Catia Polidori, presidente dei giovani imprenditori della Confapi, Ettore Riello, presidente e amministratore delegato del Gruppo Riello, l’ex deputato di Forza Italia Michele Zuin, Pieralfonso Fratta Pasini. Dovranno sudarsi il seggio Luca Sbardella, Annalisa Andretta, Letizia Ortica, l’ex deputato di Forza Italia Lucio Leonardelli.
SENATO
Capolista è il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. Dietro di lui le caselle a garanzia d’elezione sono occupate da Luigi Ramponi (An), Elisabetta Casellati (Forza Italia), Maurizio Sacconi (Forza Italia), Maurizio Sala (An), Paolo Scarpa Bonazza Buora (Forza Italia), Cinzia Bonfrisco (Forza Italia), il direttore della Fiera di Vicenza Maurizio Castro, vicino ad An, Piero Longo, penalista e uno degli avvocati di fiducia di Berlusconi, l’imprenditore rodigino Mauro Mainardi, il senatore uscente Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e il deputato uscente Cesare Campa (Forza Italia).
TRENTINO ALTO ADIGE
CAMERA
Prima alla Camera tra i monti dell’Alto Adige e del Trentino sarà la campionessa olimpica di sci Manuela Di Centa, deputata uscente di Forza Italia. Dietro di lei Giorgio Holzmann, deputato altoatesino di An. Poi Maurizio Del Tenno, considerato un pò il «Colaninno» del Pdl: presidente nazionale dei giovani di Confartigianato, imprenditore di Sondrio nel settore immobiliare e vicepresidente dei Circoli della libertà. In quarta posizione Mario Malossini (Forza Italia). Più defilato Alberto Berger.
SENATO Candidato nel collegio senatoriale uninominale di Trento sarà Sergio Divina, senatore uscente, leghista; in Valsugana il Pdl schiera Giacomo Santini ex telecronista Rai, Forza Italia; a Rovereto Cristano De Eccher di An; candidati a Bolzano dovrebbero essere Maurizio Vezzali, Patrizia Ancilla Orio e Giuseppe Bellomo (tutti e tre di Forza Italia).
FRIULI
CAMERA Il vicepresidente della Commissione europea ed ex (ma forse anche futuro) ministro degli Esteri Franco Frattini sarà il capolista del Pdl in Friuli Venezia Giulia. Si sposta dal Senato alla Camera l’ex sottosegretario agli Esteri Roberto Antonione, che in caso di vittoria potrebbe seguire Frattini alla Farnesina. Posto blindato anche per il coordinatore regionale azzurro Isidoro Gottardo che lascia la regione per entrare a Montecitorio. In lista al posto numero sette Forza Italia ha schierato invece uno dei due ex leghisti passati col Cavaliere, Albertino Gabana. L’altro, Marco Pottino, guadagna l’ottavo posto e dovrebbe figurare come il primo dei non eletti. In quota ad An entrano invece i due deputati uscenti, Roberto Menia e Manlio Contento. A completare la lista infine la giovanissima Ilia Franzin, ventottenne di Maniago, l’assessore tarvisiano Francesca Comello e il goriziano Fabio Gentile.
SENATO
Per la corsa a palazzo Madama il Popolo della Libertà ha scelto di inserire in testa di lista tre candidati blindati in ordine alfabetico: Giulio Camber, Giovanni Collino e Ferruccio Saro. Il quarto posto, assegnato a Vanni Lenna, non è certo.
EMILIA ROMAGNA
CAMERA Sale sul podio al terzo posto garantito Michela Vittoria Brambilla, catapultata dalla lista della Lombardia. Poi l’ex ministro dei Trasporti Pietro Lunardi e Tommaso Foti di Alleanza Nazionale. E ancora il giornalista Giancarlo Mazzuca, direttore del Quotidiano Nazionale. L’azzurro Fabio Garagnani, l’imprenditore Enzo Raisi per An e Giorgio Lainati per Fi. In ottima posizione l’avvocato Anna Maria Bernini, già nota alle cronache perché assiste legalmente la vedova di Luciano Pavarotti, Nicoletta Mantovani. Transfuga dall’Udc, Emerenzio Barbieri. Sospinti a fondo lista, immeritatamente, l’infaticabile Isabella Bertolini, l’ex sindacalista Giuliano Cazzola e il giornalista Giovanni Mottola.
SENATO
Capolista un altro transfuga dall’Udc, Carlo Giovanardi, ex ministro per i Rapporti col Parlamento e berlusconiano doc. Poi Filippo Berselli,An, ex sottosegretario alla Difesa ed esperto del tema immigrazione. Giampaolo Bettamio per Forza Italia ex sottosegretario agli Esteri. L’avvocato Alberto Balboni, ancora An.L’azzurra Laura Bianconi, impegnata per i diritti dell’infanzia nella precedente legislatura. Massimo Palmizio, Fi e infine, in una posizione che ha scarse possibilità di arrivare in parlamento, Maria Ida Germontani per An.
TOSCANA
CAMERA
Corrono per la Camera Paolo Bonaiuti, fiorentino, portavoce di Silvio Berlusconi (se ne parla come di un possibile candidato anche a sindaco di Firenze nel 2009), Elio Vito (capogruppo alla Camera di Forza Italia), Denis Verdini (coordinatore regionale di Fi), Riccardo Migliori (coordinatore toscano di An) Marco Martinelli (parlamentare uscente di An). In buona posizione tre candidate: la ex responsabile Marketing della Rai, Deborah Bergamini, il sindaco di Castiglione della Pescaia Monica Faenzi e Flavia Perina, direttore del Secolo d'Italia, già eletta nel 2006 nelle liste toscane di An. Più indietro Massimo Parisi, vicecoordinatore regionale di Fi, Gabriele Toccafondi, vicecapogruppo di Fi al Comune di Firenze, Maurizio Bianconi, consigliere regionale di An, Riccardo Mazzoni, direttore del Giornale della Toscana, Roberto Tortoli, ex sottosegretario all’Ambiente.
SENATO
Capolista l’ex ministro dell'Ambiente e capogruppo di An al Senato Altero Matteoli. Dietro di lui il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, toscano di Fivizzano, Gaetano Quagliariello, Franco Mugnai (grossetano senatore uscente di An), Paolo Amato (senatore fiorentino di Forza Italia) Achille Totano (giovane senatore uscente di An), Massimo Baldini (ex sottosegretario alle Comunicazioni). In posizione meno facile Lucio Barani (parlamentare uscente del Nuovo Psi), e Franco Banchi (ex Udc, ora Popolari Liberali).
UMBRIA
CAMERA
Il Pdl candida l’ex comandante della Guardia di Finanza, il generale Roberto Speciale, rimosso dal suo incarico dal viceministro Vincenzo Visco e poi reintegrato dal Tar del lazio con conseguente bufera di polemiche e sue dimissioni finali. Poi il consigliere regionale di An Pietro Laffranco, il coordinatore regionale di Forza Italia, Luciano Rossi.
SENATO
Capolista il senatore di Forza Italia, Franco Asciutti, di Perugia ex presidente della Commissione Istruzione del Senato ed esperto di problematiche scolastiche. Poi da Alleanza Nazionale. Domenico Benedetti Valentini, avvocato di Spoleto. La consigliera regionale di Forza Italia, Ada Spadoni Urbani, anche lei nata a Spoleto. Infine Dario Guardalben, capogruppo al consiglio comunale di Terni.
MARCHE
CAMERA
Dopo Berlusconi e Fini sono candidati il leader repubblicano Giorgio La Malfa, il coordinatore regionale di Forza Italia Remigio Ceroni, Carlo Ciccioli, Ignazio Abrignani, commissario liquidatore della Compagnia Italiana Turismo già candidato di Forza Italia nel 2001 e nel 2006. Saranno candidati anche Licia Ronzulli, medico fisioterapista, Simone Baldelli, deputato uscente di Forza Italia, Claudio Barbaro, presidente dell’Associazione sportiva italiana e membro dell’esecutivo del Coni.
SENATO
Capolista sarà Mario Baldassarri, economista, di An, nato a Macerata, laureato ad Ancona, ex viceministro dell’Economia del governo Berlusconi. Dietro di lui Francesco Casoli, senatore di Forza Italia, anconetano, Salvatore Piscitelli, Giulio Conti, deputato uscente di An, Francesco Massi, consigliere regionale ex Udc.
LAZIO
CAMERA
Nel collegio Lazio 1 il Pdl punta su Gianni Alemanno e Fabrizio Cicchitto come capolista. Dopo di loro Beatrice Lorenzin; Luciano Pescante e il leader della protesta dei tassisti romani Loreno Bittarelli. Nel collegio Lazio 2, dopo i capolista Berlusconi, figurano Rocco Crimi; Giorgia Meloni; la ex portavoce del Family Day, Eugenia Roccella; il combattivo parlamentare di An, Fabio Rampelli; Gianfranco Conte; Cosimo Ventucci; Francesco Aracri; Giulio Marini; Antonello Iannarilli; Angelo Santori; Giuseppe Mochi; Giovanni Crescenzi e Fabio De Angelis.
SENATO
Capolista l’ex presidente del Senato, Marcello Pera, seguito da Maurizio Gasparri, già designato come futuro presidente del gruppo unico a Palazzo Madama. Terzo nella lista è Lamberto Dini seguito dall’ex sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi. Al quarto posto un altro big, come il senatore Mauro Cutrufo, indicato dal Pdl come vicesindaco a Roma. E ancora: Andrea Augello; Giuseppe Ciarrapico in undicesima posizione, Domenico Gramazio, il sindaco di Anzio, Candido De Angelis e il consigliere regionale di Forza Italia, Stefano De Lillo.
ABRUZZO
CAMERA Subito dopo i due leader Berlusconi e Fini la candidatura forte di Maurizio Scelli, l’ex commissario straordinario della Croce Rossa italiana. Carla Castellani, medico ed esperta di problematiche dell’infanzia, per Alleanza nazionale. L’azzurro Sabatino Aracu; l’imprenditrice Paola Pelino di Sulmona, Fi; Marcello De Angelis, An; Daniele Toto, nipote del fondatore della linea aerea Airone; Giovanni Dell’Elce, ex sottosegretario alle Attività Produttive, Fi. E poi ancora Lorenzo Sospiri, ex presidente provinciale di An. Giuseppe Stanziale, vice coordinatore regionale di Forza Italia. Per An Etelwardo Sigismondi.
SENATO
Capolista il coordinatore regionale di Forza Italia, Andrea Pastore e subito dopo il coordinatore di An, Fabrizio Di Stefano. Seguono l’imprenditore, Filippo Piccone e il consigliere regionale, Paolo Tancredi, entrambi per Forza Italia. Gianfranco Giuliante, presidente provinciale di An, Patrizio Stornelli, medico di Avezzano, e Daniela Arcieri sempre per An.
MOLISE
CAMERA
Nel Molise i capolista fanno eccezione alla regola. Dopo Silvio Berlusconi, infatti, non c’è Gianfranco Fini bensì la giovane larinese Sabrina De Camillis, capogruppo di Forza Italia alla Regione. Per An ci sarà invece Quintino Pallante, primo dei non eletti in regione. Essendo una regione poco popolosa, le liste sono ridotte all’osso. E i posti utili sono quello del capogruppo e, forse, quello del numero due in lista. Alla prova dei fatti non è tornato sulla scena Michele Iorio di cui si era ipotizzato un ritorno in Parlamento.
SENATO
Il Molise elegge due senatori, e visti i quozienti che bisogna ottenere, normalmente i seggi finiscono per essere assegnati uno al centrodestra e uno al centrosinistra. Quindi in pole-position c’è il capolista Ulisse Di Giacomo, medico-cardiologo, assessore alle Politiche per la Salute in Regione e coordinatore regionale di Forza Italia, seguito dal senatore uscente Gino Di Bartolomeo, già presidente della Regione.
CAMPANIA
CAMERA
Nella circoscrizione Campania 1 dopo Berlusconi e Fini, nel posto d’onore dove avrebbe dovuto essere piazzato Antonio D’Amato figura il segretario del Nuovo Psi, Stefano Caldoro, seguito da Alessandra Mussolini; Italo Bocchino. Al quattordicesimo posto c’è Amedeo Laboccetta e al diciannovesimo il paracadutista e medaglia d’oro al valor militare, Gianfranco Paglia. In Campania 2 c’è Mara Carfagna, seguita da Nicola Cosentino e Mario Landolfi. Subito dopo il sesto nominativo è quello di Giancarlo Lehner, al settimo posto l’avvocato Nunzia De Girolamo, seguita da Edmondo Cirielli. In lista anche Michaela Biancofiore e Gennaro Malgieri.
SENATO
Per Palazzo Madama la capolista è l’ex governatrice di Nassiriya e inviata nel Darfur, Barbara Contini, oggi anche responsabile di Forza Italia per gli Italiani nel mondo. Dopo questa prestigiosa new entry c’è il senatore beneventano Pasquale Viespoli; il senatore di Forza Italia Pasquale Giuliano; il medico ed ex assessore alla Regione, Raffaele Calabrò. Sempre in Campania sono candidati Sergio De Gregorio, Vincenzo Nespoli e la giornalista del Tg1, moglie di Emilio Fede, Diana De Feo.
PUGLIA
CAMERA
L’ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto, per Forza Italia. Al quarto posto il senatore di An, Alfredo Mantovano, ex sottosegretario all’Interno ed esperto delle problematiche legate ai flussi migratori. Per Fi Antonio Leone, l’avvocato Donato Bruno; Luigi Vitali. Per An, Antonio Bonfiglio. Poi Pietro Franzoso e Andrea Lazzoni, Fi. L’industriale Francesco Divella, An, Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco di Bari, e Gabriella Carlucci per Fi. Italo Tanoni, un diniano. Carmine Patarino, An, Vincenzo Barba imprenditore, Fi, la presidentessa dell’associazione donne marocchine Souad Sbai An. Peppino Calderisi, Barbara Mannucci che copre il fronte dei giovani di Forza Italia. Infine Luca D’Alessandro, giornalista e capo ufficio stampa di Forza Italia.
SENATO
Capolista per An, Adriana Poli Bortone, ex sindaco di Lecce. Subito dopo Antonio Azzollini per Forza Italia. Giorgio Costa, Fi, ex sottosegretario alla Difesa. Carmelo Morra, l’imprenditore Francesco Maria Amoruso per An e l’imprenditore Pasquale Nessa Fi il senatore Salvatore Mazzaracchio di Forza Italia per An il consiglire regionale Michele Saccomanno. Luigi Grillo per Fi; Luigi Lettieri D’Ambrosio, presidente dell’Ordine dei Farmacisti regionale e Cosimo Gallo.
BASILICATA
CAMERA
Dopo la coppia leader c’è il «Gianni Letta» di An, Donato Lamorte, storico consigliere di Fini. Lamorte è seguito da Vincenzo Taddei, già senatore di Forza Italia ed ex coordinatore regionale. Quinto posto per Giuseppe Moles, segretario particolare di Antonio Martino alla Difesa durante il governo Berlusconi e infine Mariano Pici, medico chirurgo.
SENATO
Primo della lista è il coordinatore regionale di Forza Italia e senatore, Guido Viceconte, al secondo posto il coordinatore di An, Egidio Digilio, al terzo il capogruppo di Forza Italia alla Regione Cosimo Latronico, a seguire Nicola Pagliuca, consigliere regionale di Forza Italia, poi il consigliere provinciale di Matera, sempre di Forza Italia, Paolo Castelluccio, e infine Lella Ferro, professoressa.
CALABRIA
CAMERA
Per tentare di vincere in Calabria, il Popolo delle libertà mette in campo alcuni nomi pesanti. Dopo Berlusconi e Fini c’è l’imprenditore della moda, Santo Versace, seguito da Francesco Nucara segretario nazionale del Pri e dal coordinatore regionale di An, Giovanni Dima. Segue Giancarlo Pittelli (Fi) che ritorna alla Camera dopo una legislatura al Senato; Lella Golfo, presidente della Fondazione Bellisario. E poi Iole Santelli e la componente dell’ Antimafia, Angela Napoli. A seguire Pino Galati strappato» all’Udc e Ida D’Ippolito parlamentare di Forza Italia.
SENATO
Per Palazzo Madama è confermato capolista Francesco Nitto Palma (Fi) che dalla Lombardia arriva in Calabria, seguito da Giuseppe Valentino (An) e Antonio Gentile (Fi). Dopo di loro Vincenzo Speziali, industriale del cemento molto vicino a Marcello Dell’Utri, candidato in quota azzurra. E poi ancora: Francesco Bevilacqua (An) che rientra dopo una legislatura di fermo. E Mario Caligiuri che, come sindaco di Soveria Mannelli dal 1985 al 2004, ha fatto diventare il suo comune quello più informatizzato d’Europa. Una candidatura per la quale si è mossa anche la società civile.
SICILIA
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Per la Sicilia occidentale in terza posizione Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea Regionale poi il coordinatore regionale Angelino Alfano, entrambi provenienti da Forza Italia. Per Alleanza Nazionale c’è Giuseppe Scalia seguito da altri due esponenti azzurri: Enrico La Loggia e Pippo Fallica. In posizione privilegiata l’assessore al turismo della regione, Dore Misuraca, marito di Barbara Cittadini e dunque genero di Ettore Cittadini, ex assessore alla sanità. Subito dopo di nuovo An con Antonino Lopresti seguito da Gaspare Giudice. Per la Sicilia orientale l’ex ministro della Difesa, Antonio Martino, An, l’ex ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, Fi. Poi Carmelo Briguglio e Domenico Arezzo, entrambi An.
SENATO
L’azzurro Renato Schifani guida la lista Pdl. Poi Domenico Nania per An e il professor Carlo Vizzini, Fi. Tra i sicuramente eletti nelle posizioni alte della lista Giuseppe Firrarello, Antonio D’Alì, sottosegretario al ministero dell’Interno con il governo Berlusconi. Poi il magistrato Roberto Centaro, il Lumìa del centrodestra, seguito da Mario Francesco Ferrara, Salvo Fleres, Raffaele Stancanelli e, finalmente una donna, Simona Vicari, ex sindaco di Cefalù e unica donna presente nell’assemblea regionale.
SARDEGNA
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Due anni fa Forza Italia e An ottennero sei posti a Montecitorio. Questa volta i sondaggi indicano che non dovrebbe essere difficile per il Pdl arrivare a quota otto, mentre il nono e il decimo posto scatterebbero solo in virtù di una vittoria netta. La formazione alla Camera vede, dopo Berlusconi e Fini, l’ex presidente della Regione, Mauro Pili; Bruno Murgia (da An); Salvatore Cicu; Giuseppe Cossiga; Carmelo Porcu; Piero Testoni; il sindaco di Olbia Settimo Nizzi; l’attore Luca Barbareschi; Paolo Vella; Giovanni Marras; Ada Lai; Maddalena Calia; Antonella Sedda; Ida Sarrizu; Sisinnio Piras e Davide Billai.
SENATO Nella lista per Palazzo Madama scontate le conferme di Beppe Pisanu come capolista e degli uscenti Mariano Delogu, Piergiorgio Massidda e Fedele Sanciu. Al quarto posto entra, però, il segretario del sindacato autonomo di Polizia, Fillippo Saltamartini. Gli altri nomi (a rischio) sono quelli di Silvestro Ladu, già consigliere regionale nel gruppo Fortza Paris; Battista Corda, capogruppo di Forza Italia in consiglio provinciale di Nuoro; la dirigente comunale Ada Granata e Anna Casula

sabato 1 marzo 2008

Perché Silvio Berlusconi non può perdere le elezioni


Si sa, è intuitivo, e nonostante questo Walter sta facendo di tutto per scardinare quest’idea: Silvio Berlusconi non può perdere le elezioni. Una chiacchierata con uno dei più preparati analisti politici in circolazione (che meglio di me ragiona di numeri e di algoritmi), mi ha aperto gli occhi su una realtà che è intuitiva e banale: Veltroni in nessun universo reso disponibile dalla fisica quantistica ha una possibilità di vincere.

Perché? Beh, il primo fattore è numerico: l’SWG, che com’è noto è sempre stata più ‘amica’ nei sondaggi al centrosinistra, dà nella sua ultima rilevazione il PD+Idv al 38,5 come percentuale più alta della forbice mentre al PDL+lega assegna, come percentuale minima, il 42,5%. Quattro punti secchi percentuali di distacco. Una rimonta possibile. Se non fosse che questa è la più ottimistica delle previsioni per il PD. E per giunta prima che Silvio Berlusconi, tutto preso da liste e programmi, scenda realmente in campo per fare campagna elettorale. Ed aggiungo: ad oggi nessun parlamentare del PDL è ancora impegnato in campagna elettorale.

In ogni caso ci sono cifre più verosimili: considerata l’alta fidelity party dell’elettorato di Forza Italia (3 su 4 votano per appartenenza) è più che legittimo pensare che tra gli elettori del Cav voterà Pdl qualcuno in più rispetto al 24% di elettori del 2006. Forza Italia da sola veniva data a febbraio al 27-29,6%. Sapendo che la somma di due partiti non dà mai la somma dei loro voti, diciamo che Fi nel Pdl abbia il 26,5% (il che non è vero perché ha di più). An dal 12,5 del 2006 può aver perso il 3% di consenso (esagerando), tra Storace e scontenti vari? (veniva data tra il 10 e il 14% a febbraio). Ok, 9,5%. La lega viene data minimo al 5-6%. Risultato: 41.

Ignorerò, per rendere ancora più lapalissiano il dato, le altre componenti del Pdl (Circoli vari, DC di Rotondi, Mussolini, Lombardo, Giovanardi, Dini, ecc. ecc.). Le cifre sono approssimative perché le ho esasperate al ribasso. Sommiamo tutti i minimi dell’ultimo sondaggio SWG: Sinistra arcobaleno 7% , Partito socialista 0,5%, Rosa bianca 1%, Udc, 6%, La Destra-FT 1,5%, il Partito Comunista dei Lavoratori di Ferrando 0,5%, la Sinistra Critica di Ferrando 0,2%, l’Udeur 0,3, Pro Life di Giuliano Ferrara 0,1%, altri 0,4%.

Com’è evidente a tutti questo conteggio è un paradosso, perché se la Destra o la Sinistra Critica sono al minimo difficilmente riverseranno i loro incerti sul Pd. In ogni caso… sommando tutti questi dati arriviamo ad un 17,5 che, sommato al 41 minimo del Pdl+Lega, dà un 58,5. In questo caso il Pd insieme all’Italia dei Valori vincerebbe con il 41,5%.

Considerata l’inesattezza dei dati sopra citati (che sarà superiore allo 0,25% che significherebbe perfetto pareggio) se ne evince che Silvio Berlusconi non può perdere le elezioni. Ma se anche le perdesse con queste percentuali di sostanziale pareggio, come farebbe Veltroni a governare in modo così diverso da Romano Prodi? Sarebbe inevitabile arrivare alla Grande Coalizione!

Cari anti-berlusconiani rassegnatevi: in un modo o nell’altro il Cavaliere resterà in sella.