giovedì 31 gennaio 2008

PETIZIONE

CONSTATA
l'incapacità dell'Italia ad autogovernarsi
VERIFICATA
l'alta presenza di infiltrazioni mafiose/camorristiche nei gangli del potere,
CERTIFICATA
la corruzione intrinseca del sistema e l'irriducibile incapacità a determinare classi dirigenti responsabili ed efficienti
SI DOMANDA
ad altro Paese europeo, da designarsi secondo concorso pubblico e quindi secondo la logica del miglior offerente, di sobbarcarsi la responsabilità di esercitare protettorato o sovranità piena (la decisione sarà commisurata all'offerta) sulla Penisola Italica.
Il Popolo Italiano con la presente dichiara conseguentemente di rinunciare alle proprie prerogative ed augura miglior fortuna ai concorrenti. Premio di consolazione al miglior perdente un Mastella in omaggio che verrà recapitato a casa. In palio inoltre ricchi premi e cotillons

Legge elettorale, referendum, voto subito: Forza Italia e l'asso piglia tutto

E’ bene fare un paio di considerazioni sul momento presente.
La prima. Nessuno ha la sfera di cristallo per sapere esattamente cosa accadrà domani. Non è un caso se in questo momento vi è il più grado di concentrazione di opinioni difformi e addirittura contrastanti tra gli analisti politici.
La seconda. Dobbiamo smetterla di continuare con i soliti schematismi di sinistra-destra perché il sistema non è più a vocazione maggioritaria, ma attraversa una fase di anarchia in cui partiti eletti con un sistema bipolare si stanno predisponendo su una griglia multipolare attendendo (forse erroneamente) una legge proporzionale che sciolga le catene delle coalizioni.
In questa chiave si sta ragionando, con tutte le difficoltà del caso, di legge elettorale. Le manovre di lungo periodo, la strategia degli attori politici si basano sulla scommessa di nuovi assetti. Più che naturale che la neonata Rosa bianca, i Liberaldemocratici, l’Unione Democratica, l’Udeur sono partiti che puntano sulla coagulazione al centro o sarebbero gioco-forza riassorbiti dalle coalizioni perdendo la loro capacità di decisione.
Un sistema proporzionale è certamente l’unico accordo compatibile per tutti i soggetti in campo e l’unico terreno su cui, oggi o in futuro, è possibile il punto d’incontro. Se fosse soltanto questo il problema dovremmo misurare la razionalità dei partiti rispetto alla semplice condizione che la sinistra tira a campare per cercare di risollevare le sue orrende quotazioni che, secondo l’Espresso, la vedono più o meno di 15 punti sotto e che la destra, per lo stesso motivo, vorrebbe andare al voto senza indugio. Con questo scarto il cambio di legge elettorale è soltanto un pretesto e non rappresenta certo la salvezza della Nazione. La legge elettorale può essere votata prima o dopo le elezioni indifferentemente. A maggior ragione se dal voto uscirà una situazione di instabilità (cosa che, numeri alla mano, sarebbe conseguente soltanto ad un clamoroso recupero dell’intera sinistra coalizzata).
C’è, tuttavia, un altro fattore che va gettato nel calderone: il Referendum. Oggi con grande sensazione appariva sul Corriere un articolo in cui si parlava della clamorosa carta segreta di D’Alema. A me onestamente non sembra la scoperta del secolo: era chiaro che il Governo Marini avesse come vincolo quello di traghettare il Paese verso una nuova legge elettorale con una precisa data di scadenza segnata dalla data (non ancora stabilita) in cui i cittadini sono chiamati alle urne per votare i quesiti referendari. Era la stessa data di scadenza che gli osservatori più attenti potevano trovare impressa sul Governo di Romano Prodi.
Abbiamo già parlato a fondo della legge prevista dal Referendum. Abbiamo visto che potrebbe disegnare due scenari: da una parte potrebbe rinsaldare le coalizioni che cercherebbero di includere quanti più partiti possibile per arrivare a sopravanzarsi l’un l’altra e ottenere il 55% dei seggi in Parlamento, dall’altra metterebbe la pulce nell’orecchio a Pd e Fi sul vantaggio di correre soli e rischiare, per la prima volta nella storia Repubblicana, che un solo partito abbia la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.
Ora, quali che siano le prospettive, converrete con me che Berlusconi vince sempre. E forse col Referendum vince pure di più. Ecco perché mi sembra sospetto il silenzio sulle agenzie di stampa dei politici di Forza Italia. Legge proporzionale, referendum, voto subito ogni scenario ha i suoi vantaggi. So, per esempio che a via della Scrofa sono già tutti presi a ragionare di liste e candidature. Forse sarebbe bene che ragionassero anche su qualche altro calcolo... e in fretta.

mercoledì 30 gennaio 2008

GOVERNO. DA NAPOLITANO INCARICO A MARINI PER RIFORMA ELETTORALE

(DIRE) Roma, 30 gen. - Il Capo dello stato Giorgio Napolitano ha
conferito a Franco Marini l'incarico di formare un governo per
una nuova legge elettorale. Lo ha comunicato il Segretario
generale del Quirinale, Donado Marra.
== NAPOLITANO CONVOCA MARINI AL QUIRINALE ALLE 17 (AGI) =

martedì 29 gennaio 2008

Tre semplici mosse per una nuova legge elettorale

Volete un manuale delle istruzioni per uscire da una crisi di Governo come questa? Semplice: copritevi le spalle con gli obblighi costituzionali e percorrete la via del Senato. Il risultato? Alla peggio le elezioni. Ma se…
Prima mossa: supponiamo che Napolitano incarichi un nuovo Presidente del Consiglio. Chiamatelo Franco o chiamatelo Giuliano poco importa. Supponiamo che sappiate, dati alla mano, che può contare su 3 voti di vantaggio al Senato e su una vasta maggioranza alla Camera. Perché 3 voti? Beh, con Dini che rientra nei ranghi per il “bene superiore” partendo dal fatidico 161-156 abbiamo un 158-159. Togliamo un Fisichella ed aggiungiamo un Andreotti: 157-160.
Seconda mossa: supponiamo che un partito che chiameremo, per fare un esempio, Udc si trovi allora di fronte ad un Governo incaricato di approvare una nuova legge elettorale con una maggioranza autonoma. Supponiamo che il leader di questo partito che ribattezzeremo, sempre per fare un esempio, con le iniziali P.C. non voglia stare fuori dei giochi. E dica: io non ho votato per il Governo, ma c’è. Che devo fare? Lo ignoro? O ci parlo? Ci parlo, dai.
Terza mossa: supponiamo che a quel punto tutte le forze politiche si trovino costrette a parlare di legge elettorale facendo passare qualche emendamento, dando qualche suggerimento per una nomina o due negli enti pubblici, ecc.
…ecco fatta una bella legge elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, definizione preventiva delle alleanze e voto di preferenza! Viva la nouvelle cuisine!
++ GOVERNO: CASINI, MEGLIO ANDARE AD ELEZIONI ANTICIPATE ++
(ANSA) - GERUSALEMME, 29 GEN - ''Abbiamo cercato di lavorare
per un atto di pacificazione fra le due parti. Poiche' le
disponibilita' necessarie non sono maturate, tanto vale non
perdere ulteriore tempo e andare verso le elezioni anticipate
perche' credo a nessuno servano ne' governicchi ne' pasticci'':
lo ha detto a Gerusalemme il leader dell'Udc Pier Ferdinando
Casini. (ANSA).

Commissione Cultura convocata d'urgenza per la conferma di Maiani

Vi ricordate di Luciano Maiani? E' l'ex presidente del Cern ora nominato presidente del Cnr. E' balzato agli onori della cronaca per aver firmato la lettera con cui si chiedeva a Benedetto XVI di non recarsi alla Sapienza.
Domani la Commissione Cultura della Camera è convocata d'urgenza per confermarne la nomina. In un momento di crisi in cui il portavoce di Palazzo Chigi Sircana dichiarava che non si sarebbe proceduto ad "occupazioni", un'eccezione probabilmente la si può pure fare. Sarà dunque per il gesto eroico di Maiani, sarà per il CV di tutto rispetto, ma la Presidenza del Consiglio ha pensato che forse qualche nomina qua e là prima di lasciare sgombro il campo ad un sempre più probabile Marini forse se la poteva pure permettere. E così in barba a questioni di opportunità, nell'impossibilità di un dibattito politico sovrastato dalle voci della crisi, un piccolo assalto alla diligenza almeno per i nomi indispensabili c'è stato.
Non sta a me giudicare la correttezza della scelta. Ma sul metodo sì. E dopo l'affaire Cusumano da parte di Palazzo Chigi questa è un'altra disastrosa caduta di stile.