lunedì 18 febbraio 2008
Di chi è questo Pdl?
sabato 16 febbraio 2008
Ed ora?
Ciò che sta avvenendo è una strategia volta a far fuori tutti i più piccoli attori nel panorama politico e a lasciare intatti pochi attori tra cui due interpreteranno la parte del leone. Il nuovo assetto è fragile perché nasce soltanto da una volontà e, pertanto, può essere dissolto dalla routine, nemica delle salde determinazioni. Può essere consacrato, però, dalle riforme che si faranno la prossima Legislatura. Questo dal punto di vista partitico ed istituzionale.
Dal punto di vista politico, però, le cose non sono così semplici. Alla volontà di ridurre i protagonisti del sistema ed eliminare i partitini-ricatto si affianca lo smarrimento delle identità. E qui cominciano considerazioni strettamente personali che possono o non possono essere condivise, ma che restano altrettanto valide. Io mi sono sempre ritenuto un conservatore. Un conservatore, diciamo così, un po’ nazionalista. E per questo motivo non ho mai sentito veramente mi nessuno degli schieramenti politici italiani. Alleanza Nazionale era, però, quello che ci assomigliava di più. Non mi riconoscevo negli estremisti, in coloro che tuttora pensano che Israele sia il male, che sono contro gli Usa senza se e senza ma e che non bevono la coca-cola (ci sono, ci sono). Ma c’erano molti che capivano la necessità di una svolta, di un cambiamento. La svolta di Fiuggi, in tal senso era un buon inizio. Poi si è cominciato a parlare di Partito Popolare Europeo. Badate bene: niente contro il Ppe, solo che questo mi descrive meno di quanto faceva Alleanza Nazionale. Perché il Partito Popolare Europeo nasce da esperienze politiche suggestive, ma non è a sua volta un’esperienza politica suggestiva. Perché io avrei votato Dc quando c’era De Gasperi e fino al Governo Tambroni, ma poi sarei stato sempre meno convinto nel farlo. Perché nonostante sia un cattolico e un moderato, credo in valori che non sempre esigono la moderazione.
Quando ci si accosta ai diversi sistemi partitici spiegano che un assetto bipolare è scarsamente polarizzato. Il che significa che i due partiti che lo compongono si assiepano al centro per carpire il voto del cittadino mediano. In tal senso vanno spiegate le furbe affermazioni di Veltroni “il Pd rinunciando alla sinistra radicale si è avvicinato al centro, il Pdl perdendo l’Udc va a destra”. Tuttavia significa anche che quelli di destra che non sono nostalgici si sentiranno orfani. Orfani di un soggetto che in Italia non c’è e di un’identità che, dentro Alleanza Nazionale poteva tranquillamente esistere. Il futuro è tutto da scrivere. Ma ora quell’identità a mio parere, non è più patrimonio esclusivo di alcuno. Con Alleanza Nazionale è archiviato anche il mio voto di appartenenza.
«Non si può derubricare il Pdl a un accordo elettorale», perchè «è un percorso che troverà il suo momento più alto nel Congresso che credo debba essere celebrato in autunno e solo lì An si scioglierà definitivamente. È la prima volta che un soggetto politico nasce non per una scissione, per un accordo tra partiti o per un'alchimia, ma nelle urne per espressa volontà del popolo italiano». Gianfranco Fini apre così la direzione del partito chiamata a ratificare la decisione di dar vita ad una lista unica con Forza Italia. «Non si tratta di un fulmine a ciel sereno», spiega il leader di An, non è affatto «una accelerazione o una novità imprevedibile», il fatto è - dice Fini - che il «partito del popolo della Libertà è il centrodestra italiano, è la costola italiana del Ppe europeo». «Vi chiedo - conclude Fini rivolgendosi ai dirigenti di An - non una assunzione di responsabilità, ma di dimostrare la consapevolezza politica» per continuare «una strategia che non è improvvisata», ma anzi affonda «le radici direttamente a Fiuggi, alla costituzione di Alleanza nazionale».
venerdì 15 febbraio 2008
I figli di papà
E smettiamola con questa ipocrisia nazionale sul precariato. Con la manfrina degli stipendi bassi! Con la storia degli eterni fanciulli bamboccioni che preferiscono mammellare tra le mura domestiche perché no tengo trabajo! Suvvia! Dobbiamo smetterla di deprimere il Paese con queste lagne. Il lavoro in Italia sovrabbonda, straripa, trabocca. siamo tutti superaffaccendati nelle nostre fruttuose faccende lavorative. E per giunta, con salari da capogiro. Non è una diagnosi da post-grappino! Sono seria e realista: i FIGLI ITALIANI campano bene. Unica obiezione: son figli sì, ma non di tutti…
In un’Italia in cui la sinistra con appena 618 giorni di avvinghiamento alla poltrona è riuscita a lottizzare consigli di amministrazioni, dirigenze pubbliche, primari ospedalieri e quant’altro, figuriamoci se il vecchio manuale Cencelli si fermava davanti le porte di “casa nostra” (la loro intendo!). Uno strisciante nepotismo che coinvolge grandi e piccini.
A dirigere l’orchestra, l’inamovibile trionfatore delle nostre top list: il nepotismo accademico del Professor Prodi e famiglia. Romano, già ottavo dei nove figli dell’ingegnere Mario Prodi nella cui famiglia (sette fratelli e due sorelle) la maggior parte dei fratelli sono o sono stati docenti universitari (Giovanni Prodi di matematica, Vittorio Prodi di fisica ed anche eurodeputato, Paolo Prodi di storia moderna, Franco Prodi di fisica dell'atmosfera, Giorgio Prodi di patologia generale). “Tradizione” tramandata anche ai figli del Presidente. Insomma, i Prodi sono così “pensanti”, che lavorano tutti nell’ambito universitario o ricoprono cariche politiche.... E tutto senza “spintarelle” eh! E’ andata bene anche Giulio Napolitano, figlio del più noto Giorgio, prima docente romano, poi consigliere per la presidenza del Consiglio. E anche alla consorte Clio, avvocato specializzato in diritto del lavoro, per molti anni nell’ufficio legislativo della Camera dei deputati. Un grande classico del nepotismo di sinistra è Vincenzo Visco. Suo figlio – un ragazzo preparato che ha avuto il posto solo per meriti propri – ha dimostrato che i ragazzi non sono affatto bamboccioni! Assunto a Sviluppo Italia, Gabriele ha dimostrato di essere all’altezza di uno stipendio mensile di 15.000€. Tutto suo padre… Come l’agenzia governativa che gli ricarica il del conto corrente, controllata anch’essa al 100%, dal dicastero di Via XX Settembre dove siede Augh! il grande capo di famiglia. Stessa location, altro nome (tanto che Gian Antonio Stella sul Corriere parlò di «Sviluppo Parenti) per Sergio Mattarella, vecchio diccì, poi pippì, e oggi piddì. Classe 1941, ma quanto mai vispo piazzatore genealogico di Bernardo Mattarella, nipote di Sergio anch’egli consulente di SI. Anche al corretto, coerente et etico super-magistrato di Tangentopoli, Antonio Di Pietro, è scappata qualche umana debolezza: padre Ministro, figlio (Cristiano) consigliere. Entrambi guru delle infrastrutture. Le baronie feudali non potevano non conquistare anche il Mastellone Nazionale. Moglie: Sandra Lonardo candidata nel listino “bloccato” al Consiglio Regionale della Campania, e successivamente divenuta Presidente del Consiglio Regionale stesso. Figlio: Elio metalmeccanico di settimo livello, ma con tanto di etichetta Finmeccanica. Non da meno il caso di Annamaria Carloni, moglie del Governatore della Campania Antonio Bassolino, piazzata da quest’ultimo a presiedere Emily, l’associazione delle donne sponsorizzata dai vecchi DS. Largo a Mister NO, Alfonso Pecoraro Scanio, che per questioni di fratellanza riesce a dire anche SI. Marco Pecoraro Scanio, fratello del leader dei Verdi, prima calciatore del Cagliari, poi della Salernitana, dell’Avellino e dell’Ancona, poi Consigliere comunale, poi Assessore, poi…. CHAMPAGNE!... senatore. Genealogia doc in casa De Mita. Il figlio di Ciriaco, tale Giuseppe, non si è mai occupato di politica ma svolge attività manageriali nel settore dello sport. Il figlio di Michele De Mita, anch’esso Giuseppe, avvocato, ha seguito le orme dello zio Ciriaco candidandosi alle elezioni provinciali nella lista de “La Margherita” ed è ora in procinto di divenire Segretario Provinciale del PD. Infine il figlio di Vincenzo De Mita, ancora tale Giuseppe, è stato in passato Sindaco di Nusco e Consigliere Provinciale della D.C. Allontanatosi dalla politica adesso è fermamente intenzionato a rientrare. In casa diccì rispunta il nome di Remo Gaspari: Giovanni, figlio dell’ex Ministro Remo, dopo essere stato membro della segreteria del Mministro Pietro Lunardi, avrebbe ricevuto dall’Atm, Azienda tranviaria milanese, una commessa per il collaudo della linea 3 Maciachini-Comasina, per una cifra ammontante a 70.000 euro. Seggio ereditario in casa Craxi e Cossiga (figli e nipoti), Forlani e Fassino per le rispettive mogli. CLUB dei figli di papà per Massimo D’Alema, figlio di Pino D’Alema deputato del PCI, Mario Segni DC, figlio di Antonio Segni ex Presidente della Repubblica, Giorgio la Malfa figlio di Ugo La Malfa. Seggio mediatico in RAI per i figli di Mancini, Angela, Squillante, Mancino e Bernabei, Andreatta, Berlinguer, Donat-Cattin. Processo inverso per le famiglie Veltroni e Marrazzo, padri in RAI, figli in politica. Non da meno a Mediaset per i figli di Geronzi, Confalonieri, Sottile, Agnes, Loiero, Buttiglione, Scalfari (proprio lei, figlia di Eugenio, fondatore de La Repubblica). Seggi del mezzogiorno per Bertinotti, cui si vocifera abbia aiutato il cognato a diventare Presidente dell’Ente Acquedotto Pugliese. Il caso dei casi di Follini e di una moglie diventata direttrice dell’agenzia del demanio. Anche la famiglia Rutelli muove bene i primi passi con il figlio Giorgio, che passa dalle telecamere della RAI a quelle de La7. Nessun gossip su Oliviero Diliberto, ma solo perché non ha figli.
CLAP CLAP CLAP! Vero che le liste dei “figli di” sono succulente anche nel centrodestra, ma il nepotismo democristiano e della sinistra non ha eguali. Della serie, grazie papà perché tengo famiglia!
Chi ha da aggiungere, aggiunga pure. Chi è senza peccato scagli la prima pietra!
lunedì 11 febbraio 2008
Ecco la nuova Italia!
Walter Veltroni dal sito CameraGruppo PCI - X Legislatura
27/06/1987 (20 anni fa)
Gianfranco Fini dal sito Camera
Gruppo MSI-DN - IX Legislatura
12/07/1983 (24 anni fa)

Massimo D'Alema
Gruppo PCI - X Legislatura
27/06/1987 (20 anni fa)

Clemente Mastella dal sito Camera
VII Legislatura - Gruppo DC
30/06/1976 (31 anni fa)

Pierferdinando Casini
IX Legislatura - Gruppo DC
06/06/1983 (24 anni fa)

Fausto Bertinotti dal sito Camera
XIII Legislatura (ma era già presente alla XII) - Gruppo RC
06/05/1996 (ma già alla Camera dall'aprile del 1994) (13 anni fa)

Silvio Berlusconi dal Sito Camera
XIII Legislatura (ma già presente nella XII) - Gruppo FI
06/05/1996 (ma già alla Camera e Presidente del Consiglio nel 1994) (13 anni fa)
Stiamo assistendo in questi giorni ad una deriva leaderistica senza precedenti in Italia. Io non l’ho mai nascosto: sono un fan del proporzionale. Questo non significa che ami le orge di partiti. Me ne sarebbero bastati uno per ogni cultura politica: conservatrice, cattolica, liberale, riformista e di sinistra. Poi inevitabilmente sarebbero sopravvissuti (come di fatto sopravviveranno) partiti federalisti/autonomisti fortemente radicati sul territorio.
Oggi cosa abbiamo? Pd+l, sinistra radicale e gruppi sparsi di sbandati. Le grandi manovre sono in atto: la Destra vuole raccogliere quelli di An che per Berlusconi non voteranno mai, i Socialisti cercano casa, i centristi fanno a gara a chi sta più al centro. Ciò non cambierà la situazione: due partiti di plastica analoghi che non dicono nulla per non scontentare nessuno. Ditemi ciò che vi pare ma la scelta resta tra populismo buonista e populismo libertario. Che dice Veltroni? Che dice Berlusconi? Parlano di problemi reali promettendo di risolverli con misure che non sanno indicare. “L’Italia deve rialzarsi”. “No, l’Italia si è già rialzata. E’ la classe politica che deve darsi da fare.” Enunciati di principio dai contenuti fumosi se non inesistenti.
Cari Italiani, è ora di dirci le cose come stanno: anche stavolta ci stiamo facendo gabbare. Cambieranno i peones, muteranno i simboli e persino i partiti ma chi tira le redini restano gli stessi. Berlusconi, Veltroni, D’Alema, Fini, Casini, Bertinotti, Mastella ed i vari fedelissimi. Così tali rimarranno i potentati economici, gli amministratori delegati ed i consiglieri d’amministrazione. Il nostro peccato non sarà, comunque, quello di non ribellarci contro questa situazione. Come potremmo? Sarà invece di pensare che qualcosa sia cambiato quando invece, come sempre, è sempre tutto gattopardianamente lo stesso.
venerdì 8 febbraio 2008
Benvenuti nella Terza Repubblica (di cartapesta)
La semplificazione del panorama politico italiano parte dal Partito Democratico, come approdo di un percorso lunghissimo di avvicinamento tra Margherita, anima cattolica (ma non solo) della coalizione di centrosinistra, e i Democratici di Sinistra, anima riformista (ma non solo). Quel che si può dire è che, come sottolineava Famiglia Cristiana, questa fusione a freddo non è riuscitissima: basti guardare alla sorte del Governo Prodi. La classica ciambella senza buco: mangiabilissima ma esteticamente imperfetta. Se non fossi certo di un magheggio già pronto per ciò il cambiamento futuro della legge elettorale, non scommetterei un soldo bucato sulla sua tenuta futura. Ma tant’è: nel tentativo di approdare ad un proporzionale a quattro attori il Pd ha svolto e svolgerà il ruolo del leone. Onore al merito.
Il Popolo della Libertà (di cui ho scoperto stamane di far parte) è invece un gioco di prestigio francamente divertente. Sorto sul predellino di un’auto a piazza San Babila è ora portato a battesimo proprio da uno dei genitori che l’aveva rinnegato e che prometteva di soffocarlo nel sonno: Gianfranco Fini. Spero che nessuno abbia il cinismo di raccontare ai posteri il processo di formazione del Pdl, dato che è dettato certamente dalla necessità più che dalla virtù. E da una generosa contropartita. La necessità era la sopravvivenza di An: Fi e Pd avrebbero fatto riforme a vantaggio dei partiti maggiori già da poco dopo le elezioni checché ne pensasse Gianfranco Fini. La Grande Coalizione ormai è qualcosa in più rispetto ad una semplice voce. Quale la contropartita? La Presidenza del Consiglio a Gianfranco Fini. Magari non oggi. Domani. Molto più semplice quando si sta in un unico Partito. Dal punto di vista ideologico poi la fusione risulta molto più facile di quella in seno al Pd. Molti elettori di centrodestra chiedevano da tempo il Partito unico. Alla lente d’ingrandimento quel che ne viene fuori è un guazzabuglio di conservatori, liberali e nostalgici dell’uomo forte. Ma che importa? Il ceto medio borghese può essere più o meno reazionario, ma i suoi valori di riferimento sono abbastanza identificabili, come diceva egregiamente Marx.
La Sinistra Arcobaleno è per certi versi la più coerente delle nuove formazioni politiche. Della Sinistra Radicale tutti conosciamo molto bene storia e progetti. Sui secondi non mi esprimo dato che non c’è nulla da inventare: pacifismo, ecologismo, attenzione alle fasce di popolazione più deboli sono sempre stati punti saldi della sinistra (anche se a volte rimangono nella sfera dell’utopia). Anche la storia, poi, suggerisce una forte compatibilità: Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Correntone Ds sono schegge derivanti dalla deflagrazione del Pci (almeno per la gran parte). L’unico elemento di rottura sono i Verdi, che approdano in un luogo che non gli è proprio, ma che in fin dei conti hanno mostrato di saper condividere da tempo. Il cruccio è che l’ecologismo in Italia non abbia saputo interpretare il ruolo che ha avuto in Germania. Ma questa naturalmente è un’opinione personale.
Dopo questi tre aggregati entriamo in una terra di nessuno. Un campo di asteroidi in cui la Lega è il satellite più grande (e comunque già orbita intorno al Pdl). L’Udc più che un pianeta è una meteora e gli altri fanno parte di una polvere stellare che o si coagula o verrà presto spazzata via. Le alternative per queste particelle sono: 1) di costituire un “grande” centro che (ahimè) potrebbe fare da ago della bilancia tra i due partiti maggiori 2) costituirsi in piccoli satelliti ed affiancarsi ai due grandi partiti (scelta che comunque li penalizzerebbe).
Come già dicevo questa trasformazione lascia presagire che il prossimo sistema elettorale sarà un proporzionale con alta soglia di sbarramento in modo da ridurre il numero dei partiti a quattro-cinque. Io credo che in questo sistema ci sia un vuoto enorme a destra e che le formazioni in campo non siano ideologicamente omogenee. Ma la convenienza, si sa, è sempre più importante della coerenza. Altrimenti come spiegate che Fini oggi sia entrato nelle “comiche finali”di Berlusconi?
Ancora una volta, cari elettori, andiamo a farci fregare: stiamo entrando nella Terza Repubblica con gli stessi personaggi che nella Prima maceravano in Parlamento. E se basterà cambiare quei quattro simboli per darci l’illusione che tutto sia mutato, beh… lo meritiamo.
mercoledì 6 febbraio 2008
GOVERNO. NAPOLITANO SCIOGLIE LE CAMERE
di scioglimento delle Camere. Lo ha annunciato il segretario
generale del Quirinale Donato Marra. (SEGUE)
venerdì 1 febbraio 2008
La vera soluzione è la legge sui partiti
Io posso chiedere ad esempio: che cos’è bene per il Paese? Andare ad elezioni immediatamente, provare la via del referendum o tentare di far cambiare la legge elettorale al Parlamento? Una domanda esistenziale. Non tanto perché si farà ciò che è meglio (è quasi scontato il voto), ma perché per il prossimo anno buono ci tortureranno dicendo, da una parte, che l’avevano detto, che era meglio cambiare la legge e dare stabilità al sistema e, dall’altra, che era una tattica per dilazionare il momento della verità a spese dell’ingovernabilità e della rovina. E continueremo a rinfacciarcelo l’un l’altro, berlusconiani contro veltroniani, convinti di possedere la Verità.
La politica oggigiorno è esasperante e la può fare chiunque. Lo dice uno che la ama parecchio. Ma mi rendo conto, allo stesso modo, che il dialogo, il dibattito appassionato, si è ridotto ad una zuffa paragonabile a quella di una coppia ormai logora. Ti ricordi quando 2 anni fa sono stata poco bene e mi hai costretto a portar fuori il cane perché avevi da fare? Sì, e tu invece ti ricordi di quella volta che c’era la semifinale di champions e ti sei fatta pigliare dalle crisi isteriche? E via così… Non vi ricordano destra e sinistra che parlano di risanamento di conti pubblici? Io ho risanato il Paese! Ma se va in malora… Eh già e quando c’eri tu invece?
Se il concetto di bene è relativo io credo che in politica non esista più. Non che non possa esistere, intendiamoci. In questa situazione politica non esiste più. C’è un continuo rinfacciarsi egoismi, impotenze, incapacità. Il dialogo si è ridotto ad un insulto, all’utilizzo contrapposto di preconcetti che sono diventati topici. La sinistra è più onesta della destra. La destra è più furba ed è legata agli imprenditori. Ma quando mai? Andrebbe ripristinata la serenità. E non si tratta della serenità in senso veltroniano in cui la legge elettorale va cambiata “per il bene del Paese”. Dire questo, se è solo una parte in causa ad asserirlo, significa affermare: 1) che il bene del Paese corrisponde al bene per quella parte 2) che quella parte non ha interessi sotterranei se non il bene del Paese 3) che l’altra parte è il Male assoluto. E’ questo un atteggiamento che può favorire il dialogo?
Se continuassimo a giocare a rimpiattino si potrebbe chiedere a Veltroni perché il centrosinistra all’inizio della scorsa legislatura non si rassegnò alla situazione di pareggio e non si predispose quindi ad avviare un percorso comune di riforme. E nessuno mi risponda a sua volta, se no ricominciamo daccapo. Le riforme è dal 1993 che devono essere fatte: siamo passati alla Seconda Repubblica cambiando solo la legge elettorale. Se nessuno le ha fatte ci sarà un perché. Destra e Sinistra sono entrambe dei contenitori in cui coesistono guazzabugli di idee e di interessi, di partiti e di tessere, di ideali e di privilegi. Come si può pretendere che agiscano coerentemente e di comune accordo disegnando insieme un futuro per l’Italia?
Ora ritorniamo alla domanda iniziale: che cos’è bene per il Paese? Una nuova legge elettorale. La domanda che dovrebbe seguire è: perché? Per poter scegliere chi ci governerà? Non è così. Non sarebbe così neppure col voto di preferenza. I leader, anche nel caso si giungesse ad un bipartitismo, rimarrebbero quelli di sempre. Il problema è stato indagato solo superficialmente. La verità è che la carenza di democrazia non nasce dalla legge elettorale. La carenza di governabilità nasce dalla legge elettorale (e non solo). Ma la carenza di democrazia nasce dal fatto che abbiamo una classe dirigente inamovibile. Nasce dall’oligarchia partitica. Da quindici anni i nostri leader sono pressoché immutati. I capi dei partiti sedevano nei direttivi nazionali e in Parlamento già dall’inizio della Seconda Repubblica. Anche dove si sono fatti i Congressi, i candidati sono stati imposti più che proposti (devo ammettere che i Ds conobbero fortunate eccezioni, presto cancellate dal Pd). Le primarie hanno affiancato un vincitore in pectore a semisconosciuti rivelandosi vere e proprie truffe.
Quale la soluzione? Quella di Grillo? No. Quella di Grillo è una manovra giusta nelle intenzioni ma alquanto inutile nella prassi. Anche passasse la sua proposta del limite di due mandati, a che pro crescere un Parlamento di incompetenti politici? O lasciare che i leader di partito abbiano sotto di loro una massa di persone che facilmente si affermeranno? Per non parlare della pluralità di situazioni e Istituzioni in cui i nostri cari “dipendenti” –come li chiama Grillo- potrebbero in ogni caso riciclarsi.
La realtà è una sola: serve una legge sui Partiti. Una legge che preveda tempi e procedure certe per garantirne la democrazia interna. Dopo si potrà ragionare di diminuirne il numero e di rendere stabili i Governi. Ma non voglio, onestamente, avere la sovranità di decidere se essere governato da Prodi o Berlusconi. Non mi interessa. “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” dice l’art. 49 della Costituzione. Forse sarebbe il caso che prima di cambiarla, la nostra Carta Costituzionale pretendessimo di riprendercela.